La provincia di Alessandria perde 904 negozi in 6 anni: «Serve rigenerare il commercio»
Dal 2019 al 2025 le imprese del commercio al dettaglio in provincia sono diminuite del 19%, con una perdita di ricchezza stimata in 136 milioni. Confesercenti raccoglie firme il 9 e 10 settembre
ALESSANDRIA – In sei anni la provincia di Alessandria ha perso 904 imprese del commercio al dettaglio. Erano 4.753 nel 2019, sono scese a 3.849 nel 2025. Un arretramento del 19%, accompagnato da una perdita di ricchezza per il territorio che Confesercenti stima in 136 milioni di euro. È la fotografia locale della desertificazione commerciale che Confesercenti porta al centro della campagna nazionale a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”.
La raccolta ha già raggiunto quasi 40mila adesioni e punta alle 50mila firme. Il 9 e 10 settembre Confesercenti Alessandria organizzerà due giornate dedicate alla sottoscrizione nella propria sede.
Alessandria città: quasi un negozio su cinque è scomparso
Il dato diventa ancora più significativo osservando il solo capoluogo. Ad Alessandria città le imprese del commercio al dettaglio sono passate da 1.193 nel 2019 a 968 nel 2025. Significa 225 attività in meno, pari a una contrazione del 18,9%. La perdita di ricchezza collegata alla riduzione della rete commerciale viene stimata in 34 milioni di euro.
Il fenomeno riguarda anche il lavoro. Nel capoluogo gli addetti complessivi del commercio al dettaglio sono diminuiti da 2.268 a 1.988: 280 in meno, pari al 12,3%. Dietro questo dato si nasconde però una trasformazione ancora più profonda: i dipendenti sono leggermente aumentati, passando da 1.040 a 1.058 (+1,7%). Mentre gli indipendenti sono precipitati da 1.228 a 930, con un calo del 24,3%.
In provincia persi 1.181 addetti
La stessa dinamica emerge allargando lo sguardo all’intera provincia. Gli addetti del commercio al dettaglio sono passati da 9.969 nel 2019 a 8.788 nel 2025, con una perdita di 1.181 unità, pari all’11,8%.
Anche in questo caso a soffrire maggiormente è il lavoro indipendente: da 5.053 a 3.843 addetti, 1.210 in meno e una flessione del 23,9%. I dipendenti, al contrario, risultano sostanzialmente stabili, passando da 4.916 a 4.945. Numeri che descrivono quindi non soltanto una diminuzione delle attività, ma anche un cambiamento della struttura stessa del commercio al dettaglio alessandrino.
Piemonte, quasi un miliardo di ricchezza non resta sul territorio
Il quadro locale si inserisce in una tendenza nazionale. Secondo le elaborazioni di Confesercenti, tra il 2019 e il 2025 in Italia sono scomparse 111.455 imprese del commercio al dettaglio, il 13,4% del totale. La perdita di ricchezza per i territori viene quantificata in circa 16,7 miliardi di euro. Per il Piemonte l’impatto stimato sfiora il miliardo di euro, mentre nell’intero Nord-Ovest raggiunge quasi 3,2 miliardi.
Confesercenti sostiene che, per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici, circa 70 rimangano nel circuito economico locale attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, manutenzioni, servizi e fiscalità. Quando gli acquisti si spostano sui grandi marketplace internazionali, secondo le stime dell’associazione, una quota analoga esce invece dal territorio. La campagna nazionale in corso conferma questa impostazione e le giornate di mobilitazione del 9 e 10 settembre.
Il 9 e 10 settembre si firma ad Alessandria
Per contrastare questa tendenza Confesercenti promuove una proposta di legge nazionale costruita attorno a quattro direttrici.
- Un Piano nazionale contro la desertificazione commerciale.
- Vantaggi fiscali per sostenere i negozi esistenti e favorire nuove aperture.
- Regole più equilibrate rispetto ai grandi operatori del web.
- L’istituzione di un Fondo e di un Osservatorio nazionale presso il Mimit.
Ad Alessandria sarà possibile sostenere l’iniziativa nelle giornate di mercoledì 9 e giovedì 10 settembre, recandosi negli uffici di Confesercenti in via Cardinal Massaia 2/A. Per sottoscrivere la proposta sono sufficienti Spid, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi.
L’obiettivo è intervenire prima che la riduzione dei negozi di vicinato diventi irreversibile. Per Confesercenti, infatti, il commercio di prossimità non rappresenta soltanto un’attività economica. “Negozi e botteghe contribuiscono infatti alla vitalità dei quartieri, al presidio delle strade, all’occupazione e alla disponibilità di servizi, soprattutto per chi ha maggiori difficoltà negli spostamenti”.