Maxi colpo alla Intesa Sanpaolo di Casale: bottino da 15 milioni di euro
CASALE MONFERRATO – Si stringe ulteriormente il cerchio attorno agli autori del colpo da 15 milioni di euro (tra denaro…
CASALE MONFERRATO – Il colpo da 15 milioni studiato per anni. La Procura di Vercelli ha chiuso l’inchiesta, dodici gli indagati per il maxi furto alla banca.
Maxi colpo alla Intesa Sanpaolo di Casale: bottino da 15 milioni di euro
CASALE MONFERRATO – Si stringe ulteriormente il cerchio attorno agli autori del colpo da 15 milioni di euro (tra denaro…
Un tunnel scavato nel sottosuolo, sopralluoghi, mezzi noleggiati, una base logistica. E perfino una cassetta di sicurezza affittata per poter entrare nella filiale e studiare dall’interno il caveau. Dietro il clamoroso colpo del 18 novembre 2023 alla filiale Intesa Sanpaolo di via Magnocavallo, a Casale Monferrato, ci sarebbe stata una preparazione durata anni, iniziata già nel 2021 e studiata nei minimi dettagli.
La Procura di Vercelli ha chiuso l’inchiesta contestando a dodici persone, a vario titolo, il maxi furto. Che avrebbe fruttato un bottino stimato in circa 15 milioni di euro. Nel mirino finirono 253 cassette di sicurezza sulle 1.440 custodite nei locali blindati dell’istituto bancario.
Secondo la ricostruzione investigativa, la banda sarebbe riuscita a raggiungere il caveau attraverso un tunnel sotterraneo. Realizzato partendo da un immobile situato in fondo a via Lanza. Da lì gli autori del colpo sarebbero passati attraverso la rete fognaria cittadina fino a raggiungere la banca, riuscendo infine a violare le pareti della camera blindata.
Per gli inquirenti non si sarebbe trattato di un’azione improvvisata. La preparazione del colpo sarebbe iniziata già tra gennaio 2021 e l’autunno dello stesso anno, con sopralluoghi, verifiche e l’organizzazione della logistica necessaria per arrivare fino al caveau senza destare sospetti.
Secondo le accuse, Marco Scutto, 46enne napoletano, avrebbe avuto un ruolo primario nella pianificazione e nella direzione dell’operazione, coordinando le attività degli altri indagati. Gennaro Russo e Giuseppe Russo sarebbero stati invece incaricati della vigilanza esterna durante alcune fasi dell’operazione. Controllando la zona per prevenire o segnalare l’eventuale arrivo delle forze dell’ordine.
Un ruolo particolare sarebbe stato attribuito a Mario Palma, 57 anni, anagraficamente residente a Casale Monferrato ma domiciliato anche a Napoli e conoscitore della città. L’uomo avrebbe affittato una cassetta di sicurezza nella stessa filiale Intesa Sanpaolo. Una circostanza che gli avrebbe consentito di accedere regolarmente alla zona del caveau e, secondo l’ipotesi investigativa, di studiare lo stato dei luoghi.
Individuato anche chi avrebbe avuto un ruolo nell’affitto dei locali commerciali utilizzati come base logistica e come punto di partenza per raggiungere il sottosuolo. Oltre che nella predisposizione del materiale necessario ai lavori.
Giuseppe Semerano, Francesco Saponaro e Angelo Laveneziana sarebbero ritenuti coinvolti nelle attività tecniche legate alla realizzazione del tunnel. Un lavoro che, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe stato portato avanti con particolare attenzione proprio per evitare che rumori, movimenti o altre anomalie potessero attirare l’attenzione. Dovrà esere valutata anche la posizione di Gennaro Esposito e Giuseppe Esposito. Ad Andrea Cerbone verrebbe attribuito dagli investigatori un possibile ruolo nella fase successiva al furto. Con un supporto nella redistribuzione del bottino verso altre regioni e, in particolare, verso la Campania.
Il quadro delineato dagli inquirenti porta soprattutto verso il Sud Italia. La maggior parte degli indagati risulta infatti residente tra Campania e Puglia, mentre altri avrebbero avuto collegamenti con il Piemonte e il Lazio.
Cinque degli indagati risultano residenti in diversi quartieri di Napoli. Elemento che secondo l’ipotesi investigativa rafforzerebbe l’esistenza di un nucleo centrale di origine partenopea, legato da rapporti e contatti già consolidati. Tre soggetti provengono invece dalla Puglia, mentre due risultano domiciliati nel Lazio. Tra gli indagati, Palma è quello che aveva una residenza ufficiale a Casale Monferrato, pur mantenendo legami e domicilio anche a Napoli.
Nel corso dell’inchiesta gli investigatori hanno inoltre ricostruito l’utilizzo di diversi mezzi a noleggio. Tra questi figurerebbero un Fiat Doblò, una Peugeot Partner e un Ford Transit. Che sarebbero stati impiegati per trasportare materiali collegati ai lavori di scavo. E, secondo l’ipotesi accusatoria, anche nelle fasi legate al trasferimento del bottino.
Un capitolo importante dell’inchiesta riguarda le tracce biologiche rinvenute dagli investigatori durante i sopralluoghi effettuati sia all’interno del tunnel sia nel caveau della banca. La Polizia Scientifica era stata incaricata degli accertamenti genetici sul materiale repertato.
L’inchiesta ricostruisce così l’immagine di un colpo che, secondo l’accusa, sarebbe stato pensato e preparato per anni, con compiti distribuiti tra più persone. Chi avrebbe studiato la banca dall’interno, chi organizzato la logistica, chi scavato il tunnel, chi sorvegliato le strade e chi avrebbe partecipato alle fasi finali.
Un piano lungo e complesso culminato nella notte del 18 novembre 2023. Quando il caveau di via Magnocavallo venne violato e 253 cassette di sicurezza furono saccheggiate, per un bottino che gli investigatori stimano nell’ordine dei 15 milioni di euro.
Ora, con la chiusura dell’inchiesta, la Procura contesta agli indagati le rispettive responsabilità. Le accuse dovranno comunque essere vagliate nelle successive fasi del procedimento e, per tutti, vale la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.