Tre bottiglie d’acqua “contaminata” al convegno del Pd: la protesta contro i PFAS
Cronaca
Monica Gasparini   
22 Settembre 2026
ore
09:57 Logo Newsguard
Dossier Spinetta

Tre bottiglie d’acqua “contaminata” al convegno del Pd: la protesta contro i PFAS

La provocazione delle Mamme No Pfas e del gruppo “Ce l’ho nel sangue” di Spinetta Marengo al convegno sulla chimica a Mantova. Tre bottiglie, simbolo della contaminazione in Veneto, Piemonte e India, sono state consegnate al direttore Italia di Syensqo Francesco Luccisano. Al centro della protesta i rischi ambientali e sanitari legati ai PFAS e la richiesta di fermarne la produzione

MANTOVA – PFAS, acqua «contaminata» al convegno del Pd: la provocazione delle Mamme No Pfas del Veneto e del gruppo ‘Ce l’ho nel sangue’ di Spinetta.

Tre bottiglie d’acqua “contaminata” al convegno del Pd: la protesta contro i PFAS

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Tre bottiglie di acqua di pozzo per portare dentro un convegno dedicato al futuro dell’industria chimica il peso concreto dell’inquinamento da PFAS. È la provocazione messa in atto a Mantova dal gruppo spontaneo Mamme No Pfas, insieme al gruppo “Ce l’ho nel sangue” di Spinetta Marengo, durante “Industria 26 – Reindustrializzare l’Italia. La chimica come architettura industriale della transizione”, l’incontro promosso dal Forum Industria del Partito democratico. Il convegno ha affrontato il futuro della chimica italiana e la necessità, sostenuta dal Pd, di riconvertire il settore senza smantellarlo.

La consegna al direttore di Syensqo

Le attiviste hanno consegnato tre bottiglie a Francesco Luccisano, direttore Italia di Syensqo. All’interno, spiegano nel loro comunicato, c’era l’acqua prelevata dal pozzo di “mamma Giovanna”. Le tre bottiglie sono state scelte per rappresentare simbolicamente tre territori segnati, secondo i comitati, dalla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche: il Veneto, il Piemonte e l’area di Lote, nello Stato indiano del Maharashtra.

Un “regalo” volutamente provocatorio, che le Mamme No Pfas collegano alle conseguenze ambientali delle produzioni chimiche della Miteni di Trissino e di Syensqo, che nello stabilimento di Spinetta Marengo produce sostanze fluorurate. «Doni chimici in termini di contaminazione ambientale e umana», scrivono le attiviste.

La situazione di Spinetta

La situazione di Spinetta Marengo, alle porte di Alessandria, è da tempo al centro di monitoraggi, richieste di bonifica e procedimenti giudiziari. I dati ambientali della Regione Piemonte indicano la presenza di PFAS nell’acquifero superficiale interno allo stabilimento e anche all’esterno del sito, lungo la direzione di deflusso della falda. Nell’area sono inoltre documentati contaminanti storici.

Sul fronte giudiziario, lo scorso giugno il Tribunale di Alessandria ha disposto il rinvio a giudizio di due ex direttori dello stabilimento, accusati di disastro ambientale colposo. Il processo è fissato per il 16 novembre. Nel 2019, la Cassazione – in un precedente procedimento – aveva sancito un disastro colposo innominato (a carattere ambientale).

La richiesta delle analisi sui dipendenti 

È proprio dal legame tra produzione industriale, ambiente e salute che parte la contestazione portata a Mantova. «Speriamo di aver suscitato una riflessione», affermano le Mamme No Pfas, che chiamano in causa non soltanto le aziende ma «la politica tutta e le istituzioni», chiedendo interventi concreti per arrivare al bando della produzione dei PFAS.

Durante il convegno le attiviste hanno inoltre chiesto a Luccisano di poter conoscere i risultati delle analisi effettuate sui dipendenti dello stabilimento di Spinetta Marengo. Secondo quanto riferito dalle Mamme No Pfas, il dirigente avrebbe assicurato che i dati saranno messi a disposizione una volta disponibili nel rispetto della privacy. Una richiesta che i comitati considerano centrale per comprendere l’eventuale esposizione dei lavoratori: «Quei dipendenti sono i nostri mariti, figli e nipoti».

Al centro della protesta c’è soprattutto la persistenza dei PFAS nell’ambiente e la difficoltà di rimuoverli una volta dispersi. A Spinetta, per esempio, sono attivi sistemi di trattamento delle acque di falda attraverso resine a scambio ionico e carboni attivi. Il problema, però, secondo le attiviste, non può essere affrontato soltanto a valle, quando la contaminazione è già avvenuta.

Da qui il messaggio consegnato simbolicamente insieme alle tre bottiglie: discutere di transizione e di futuro della chimica, sostengono i comitati, significa anche affrontare il costo ambientale e sanitario delle produzioni e stabilire quali sostanze possano continuare a essere immesse nei cicli industriali.

«I figli non si toccano. Loro sono aria, acqua e terra in vita e noi non molleremo mai», concludono le Mamme No Pfas. Un messaggio portato direttamente dentro il confronto sull’industria chimica italiana, trasformando tre bottiglie d’acqua in un simbolo della battaglia contro l’inquinamento da PFAS.

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