Alessandria: Terzo valico e morte Cucè. Fillea Cgil: «Si accertino tutte le responsabilità»
Il Tribunale di Alessandria
Cronaca
6 Ottobre 2026
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Alessandria: Terzo valico e morte Cucè. Fillea Cgil: «Si accertino tutte le responsabilità»

Il 6 e 7 ottobre ad Alessandria in aula per la morte del giovane minatore edile. La Fillea Cgil si costituirà parte civile all'udienza preliminare. Chiede che vengano accertate tutte le responsabilità lungo la filiera dell’appalto per la parte in cui la Procura ha chiesto l'archiviazione

ALESSANDRIA – Terzo Valico, dopo 44 mesi il procedimento per la morte di Salvatore Cucè. Fillea Cgil: «Si accertino tutte le responsabilità».

Il 6 e 7 ottobre in Tribunale ad Alessandria fari puntati sull’infortunio costato la vita al giovane minatore edile avvenuta nel cantiere del Terzo Valico dei Giovi il 6 febbraio 2023. Due momenti distinti: la Fillea Cgil annuncia che si costituirà parte civile durante l’udienza preliminare che dovrà verificare la posizione di 5 persone finite sotto indagine. Allo stesso tempo chiederà che si indaghi ancora per quella parte del fascicolo per cui la Procura ha chiesto l’archiviazione e che vedrò l’opposizione dei famigliari della vittima.

A intervenire alla vigilia delle udienze è Antonio Di Franco, segretario generale della Fillea Cgil, che ricorda Cucè come «un giovane minatore edile calabrese che lavorava a più di mille chilometri da casa», un ragazzo «pieno di sogni e di speranze».

Secondo il sindacato, Cucè e gli altri lavoratori morti sul lavoro dovrebbero essere riconosciuti come vittime del dovere, ai sensi della legge 266 del 2005 e del D.P.R. 243 del 2006.

Fillea Cgil: «Si ricerchino davvero tutte le responsabilità»

Il 6 ottobre è prevista l’udienza relativa all’opposizione dei familiari alla richiesta di archiviazione. La famiglia chiede la prosecuzione delle indagini e l’iscrizione nel registro delle notizie di reato di soggetti che, allo stato attuale, non risultano indagati.

È proprio su questo punto che si concentra la Fillea Cgil. Secondo quanto riferito dal sindacato, non risultano responsabilità attribuite né al committente Rfi né al contraente generale Cociv.

«Non possiamo accettare che tra le figure imputate ci siano solo prevalentemente altri lavoratori e soprattutto preposti che sono ormai diventati i parafulmini di tutte le responsabilità», afferma Di Franco.

Il sindacato richiama in particolare il ruolo del committente e del contraente generale, definiti «figure centrali attorno alle quali ruotano le scelte tecniche, economiche ed organizzative» dell’intervento e della tutela dei lavoratori.

Il tema della sicurezza e il ruolo dei preposti

Nel comunicato la Fillea Cgil solleva anche il problema delle responsabilità attribuite ai preposti nei cantieri. Secondo Di Franco, il legislatore assegna loro compiti e responsabilità crescenti senza garantire parallelamente tutele, diritti e adeguati strumenti di controllo.

Il rischio denunciato dal sindacato è che il peso delle responsabilità finisca per concentrarsi sulle figure con minore potere decisionale, mentre chi lavora nei cantieri spesso non dispone di una reale autonomia e può essere condizionato anche dal timore di perdere il posto di lavoro.

Per la Fillea, maggiori garanzie per chi denuncia situazioni di rischio e per chi svolge il ruolo di preposto permetterebbero di far emergere una realtà diversa da quella che successivamente arriva nelle aule giudiziarie.

La richiesta di una Procura nazionale per la sicurezza sul lavoro

La vicenda Cucè diventa per il sindacato anche l’occasione per rilanciare la proposta di una Procura nazionale specializzata nei reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Secondo Di Franco, procedimenti particolarmente complessi finiscono spesso sulle scrivanie di Procure che non dispongono di uomini, mezzi e risorse sufficienti. Nel caso Cucè, sottolinea il sindacato, il cantiere non sarebbe mai stato sequestrato.

La Fillea collega la richiesta anche ai dati sugli infortuni sul lavoro riferiti al 2025: nel comunicato vengono citati 1.198 morti e circa 600 mila denunce di infortunio, numeri che il sindacato considera peraltro sottostimati.

«L’infortunio poteva essere evitato»

Uno dei passaggi centrali del comunicato riguarda la consulenza tecnica dei CTU del pubblico ministero, citata dalla Fillea Cgil.

Nella relazione, secondo quanto riportato dal sindacato, si legge che «l’infortunio poteva essere evitato realizzando l’impermeabilizzazione integrale della nicchia con teli in PVC», soluzione successivamente indicata dallo Spresal e che, sempre secondo la consulenza citata, avrebbe impedito l’ingresso e l’accumulo del metano nell’area di lavoro.

La Fillea ricorda inoltre le dichiarazioni rese, mentre le indagini erano ancora in corso, dal commissario straordinario del Governo Calogero Mauceri, che avrebbe attribuito l’incidente mortale all’imperizia dei lavoratori. Una presa di posizione che il sindacato definisce «un fatto gravissimo», lamentando che non siano mai arrivate delle scuse.

Fillea Cgil parte civile nel processo Cucè

La Fillea Cgil annuncia che si costituirà parte civile nel procedimento sulla morte di Salvatore Cucè, così come nel processo relativo alla strage ferroviaria di Brandizzo, e che assisterà anche alcuni familiari attraverso i propri legali.

«Noi ci auguriamo che vengano accolte le richieste di opposizione e che si ricerchino davvero tutte le responsabilità», afferma Di Franco.

Il sindacato sarà quindi ad Alessandria al fianco dei familiari di Cucè. «Il nostro rammarico più grande – conclude la Fillea – sta nella consapevolezza che sono tutte morti che potevano essere evitate».

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