Alessandria: ‘stalking’, confermata in Appello la condanna all’ex usciere del Comune
Cronaca
Monica Gasparini   
7 Ottobre 2026
ore
08:26 Logo Newsguard
Giustizia

Alessandria: ‘stalking’, confermata in Appello la condanna all’ex usciere del Comune

Per la difesa nel dibattimento sono rimasti elementi contrastanti: «Ci sono diversi dubbi». Si attende il deposito delle motivazioni, poi sarà valutato il ricorso in Cassazione.

ALESSANDRIA – La Corte d’Appello ha confermato la condanna a 3 anni e 1 mese di reclusione per Gaetano Avila, 57 anni, ex usciere del Comune di Alessandria, accusato di stalking. Ribadita, dunque, la sentenza pronunciata in primo grado al termine di un processo durato circa due anni e scandito da più di dieci udienze.

Una decisione che ha provocato amarezza nell’imputato e nella sua difesa. L’avvocato Federica Tartara, attenderà ora il deposito delle motivazioni della Corte per esaminare nel dettaglio le ragioni della conferma della condanna e valutare il ricorso in Cassazione.

La posizione della difesa resta quella sostenuta durante tutto il procedimento: secondo il legale, infatti, nel processo sarebbero emersi diversi elementi di dubbio e aspetti contrastanti, evidenziati sia nell’atto d’appello sia nel corso dell’udienza davanti alla Corte. Dubbi che, secondo la difesa, mal si concilierebbero con il principio della condanna ‘oltre ogni ragionevole dubbio’.

Avila, dal canto suo, ha sempre respinto le accuse. «Non ho mai seguito o minacciato nessuno – aveva sostenuto in aula durante il processo di primo grado –. Semmai erano loro che mi filmavano e fotografavano. Perché, se non avevo fatto niente…».

La condanna in primo grado

In primo grado il Tribunale aveva condannato il 57enne a 3 anni e 1 mese, disponendo inoltre una provvisionale di 7 mila euro per ciascuna delle parti civili.

Il pubblico ministero aveva chiesto una pena di 3 anni e 2 mesi di reclusione, mentre la difesa aveva sollecitato, in via principale, l’assoluzione «perché il fatto non sussiste».

Le due parti civili (assistite dagli avvocati Riccardo Vaccaro e Federico Zucchero), avevano visto con quella sentenza concludersi un lungo dibattimento nel quale erano stati approfonditi i diversi aspetti della vicenda attraverso numerose testimonianze.

All’epoca dei fatti Avila lavorava come usciere del Comune di Alessandria. Successivamente è stato trasferito in un altro settore.

L’inizio della vicenda

La vicenda giudiziaria aveva preso il via nei primi mesi del 2023, dopo le denunce presentate ai Carabinieri dalla parte offesa. Il 5 aprile di quell’anno al 57enne era stato imposto il divieto di dimora ad Alessandria.

Durante l’interrogatorio di garanzia Avila aveva fornito al giudice la propria versione dei fatti e il suo legale aveva chiesto l’applicazione di una misura meno afflittiva, nonostante il parere contrario del pubblico ministero. Il gip aveva accolto la richiesta, sostituendo il provvedimento con il divieto di avvicinamento.

Durante l’estate ci fu però una nuova segnalazione della parte offesa. Avila ha sempre sostenuto di non aver violato le prescrizioni, ma all’inizio di luglio i Carabinieri eseguirono alcune perquisizioni e il gip decise di inasprire nuovamente la misura.

«Avevo paura»

Nel luglio del 2024, durante una delle udienze del processo di primo grado, la parte offesa aveva raccontato in aula gli episodi che l’avevano spinta a rivolgersi ai Carabinieri, descrivendo uno stato di paura maturato nel tempo.

Aveva riferito di aver trovato bigliettini sulla propria automobile, di essersi ritrovata davanti Avila dopo essere uscita a fare la spesa e di averlo visto sputare davanti a lei. Aveva inoltre raccontato frasi come «perché esci così tardi, aspetti qualcuno…», sottolineando di avere paura dell’uomo.

Sempre secondo il racconto della donna, il 57enne le avrebbe inviato anche messaggi dal contenuto ritenuto minatorio, circostanze sulle quali vennero disposti approfondimenti.

Ora, dopo la conferma della condanna in secondo grado, la vicenda giudiziaria potrebbe non essere ancora conclusa. La difesa attende le motivazioni della Corte d’Appello: soltanto dopo averle esaminate deciderà se portare il caso davanti alla Corte di Cassazione.

Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione