Tortona: la reazione dei cittadini dopo la notte di violenza
Dopo i fatti di piazza Duomo il tema approda in Prefettura: residenti ed esercenti denunciano timori crescenti, mentre il Comune potenzia la Polizia Locale e chiede denunce formali
TORTONA – Il termometro della sicurezza a Tortona segna temperature mai così critiche. I recenti fatti di violenza avvenuti in piazza Duomo nell’ultimo fine settimana hanno fatto precipitare una discussione che covava sotto la cenere da mesi.
La frattura tra dati reali e percezione quotidiana della sicurezza
Tra le vie del centro, lungo i marciapiedi della stazione ferroviaria e dietro i banconi delle attività commerciali, il sentimento prevalente non ammette giri di parole: qualcosa nel tessuto cittadino si è incrinato. Il sindaco Federico Chiodi interviene direttamente sulla questione, ammettendo che il tema impone risposte immediate e non eludibili. L’amministrazione comunale riconosce l’esistenza di un netto divario tra i dati ufficiali delle denunce e la percezione concreta dei residenti, amplificata da mutamenti sociali e demografici che mettono a dura prova gli strumenti ordinari di gestione dell’ordine pubblico. Il quadro, assicura il primo cittadino, non è drammatico, ma esige un cambio di passo per evitare che il disordine diventi un’abitudine consolidata.
La voce della strada tra timori, scippi e zone d’ombra
Basta ascoltare chi la città la vive ogni giorno per comprendere quanto il senso di vulnerabilità incida sui comportamenti individuali.
La maggior parte delle persone che abbiamo sentito preferisce mantenere l’anonimato. “Dipende molto dall’orario in cui si gira per il centro – dice una barista – di giorno tutto sommato mi sento sicura a camminare per strada, mentre con il lavoro le volte che chiudo tardi anche la camminata breve fino alla macchina posteggiata poco distante non è piacevole. Onestamente a me non è mai successo niente, ma i racconti di alcune delle nostre clienti non sono benauguranti: scippi tentati o riusciti anche in piena luce del giorno, minacce di morte solo per avere chiesto di lasciare spazio per passare sul marciapiede, spaccio di droga in piena vista. Poi ovviamente bisogna fare la giusta tara ai racconti che arrivano, ma che la situazione sia peggiorata rispetto a qualche anno fa è innegabile“.
Il rischio concreto è cadere nella trappola della rassegnazione. “Io credo che Tortona sia un po’ meno sicura negli ultimi tempi – commenta una tortonese – ho anche subito uno scippo la scorsa settimana: mi sono distratta un momento per dare indicazioni su come raggiungere una farmacia a un signore in macchina e un complice ne ha approfittato per rubarmi la borsetta e il telefono dal sedile del passeggero. Colpa mia, dovevo stare più attenta… ci sono anche tutti gli avvisi dei Carabinieri su questo tipo di truffe ma non pensi mai possa capitare a te”.
Tortona brilla rispetto alle realtà più vicine
Accanto allo sgomento, c’è chi tenta di mantenere lucidità facendo un confronto con i centri limitrofi. E cerca di vedere il lato positivo: “Siamo ancora tutto sommato un’isola felice: le altre città intorno a noi come Novi Ligure, Alessandria e Voghera danno ancora meno senso di sicurezza. Poi probabilmente è perché qui è dove siamo nate, cresciute e vissute quindi ci sentiamo più ‘a casa’ però la sensazione è quella”.
Una visione condivisa anche da altre testimonianze: “Confermo che pur in un contesto di degrado generalizzato, Tortona è ancora tutto sommato vivibile – si aggiunge una ragazza – io lavoro come commessa in Alessandria e una nostra cliente è stata seguita la sera dall’ufficio fino a casa sua a piedi, con lo stalker che ha anche provato ad aprire la porta fortunatamente senza riuscirci. Tortona ha alcune zone dove è meglio non passare la sera, ma in generale il centro è tranquillo e io non ho particolari apprensioni quando passeggio”.
Stazione e disagio sociale: il nodo della marginalità
Non mancano tuttavia settori urbani dove le criticità appaiono croniche. Il quartiere attorno allo scalo ferroviario catalizza da tempo le lamentele dei tortonesi. “Ci sono spesso persone che sembrano non avere nessuna ragione particolare per sostare sulla panchina a tarda notte, che lasciano sensazioni non buone – dice una signora – però va detto che per i senzatetto la città ha molte alternative in aiuto: c’è il dormitorio ‘Matteo 25’ che specie in inverno permette ad alcuni di loro di non soffrire il freddo e per mangiare la mensa ‘Boggio Sola’ nei locali dell’ex Casa del Giovane ormai da anni garantisce due pasti caldi al giorno a chi si presenta. C’è sempre la sensazione che però la povertà generalizzata sia aumentata: Tortona è sempre stata una città ricca e benestante, ora iniziano ad affiorare i primi problemi”.
All’interno di questo scenario composito, emerge pure chi rivendica un approccio pragmatico e privo di allarmismi. C’è anche chi va controcorrente come un imprenditore con un’attività vicino piazza Milano: “Io qui mi sento sicuro, non ho nessuna paura. La vera sicurezza te la costruisci tu con i tuoi comportamenti e con la collaborazione con le forze dell’ordine che fanno quello che possono ma sono pochi e con le mani legate”.
La linea del sindaco Chiodi per la sicurezza: investimenti, controlli e denunce
Di fronte a un clima di crescente inquietudine, Palazzo Civico stringe i tempi. Sugli episodi verificatisi nel cuore del centro storico tra venerdì e domenica sono in corso indagini serrate da parte dei Carabinieri. La vicenda approderà inoltre al Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, convocato con urgenza dal Prefetto di Alessandria proprio su impulso del sindaco Chiodi.
Il primo cittadino ribadisce che la tutela del territorio poggia su interventi strutturali mirati: risorse consistenti sono già state indirizzate al potenziamento della videosorveglianza urbana e al rafforzamento del Corpo di Polizia Locale, sia sul piano della strumentazione sia attraverso un piano di nuove assunzioni nei prossimi mesi. Ma la tecnologia e gli agenti non bastano da soli se manca la collaborazione attiva della popolazione. La battaglia contro la microcriminalità e il degrado richiede trasparenza e partecipazione: le lamentele sui social network non producono interventi operativi. Le forze dell’ordine hanno bisogno di segnalazioni formali al 112, di esposti circostanziati e di denunce tempestive, unico strumento per consentire alle pattuglie di presidiare i punti caldi e riaffermare la presenza dello Stato in ogni angolo della città.