San Salvatore: PeM, una chiusura alla grande
Gabriele Vacis e Lella Costa a San Salvatore
Cultura & Spettacoli
Massimo Brusasco   
14 Ottobre 2026
ore
17:01 Logo Newsguard
La rassegna

San Salvatore: PeM, una chiusura alla grande

Lella Costa e Gabriele Vacis rileggono Pinocchio, tra ironia e spunti di riflessione. Il bilancio di Tagliabue

SAN SALVATORE MONFERRATO – Una chiusura alla grande per PeM, la rassegna di parole e musica in Monferrato che, lunedì, ha chiuso i battenti con ‘Pinocchio confidential’, una rilettura della celebre fiaba di Carlo Collodi, a cura di Lella Costa e Gabriele Vacis.

La celebre attrice e il regista che fu anche direttore del Teatro di Alessandria sono saliti sul palco del Teatro comunale di San Salvatore, per deliziare ilò pubblico regalando ironia e spunti di riflessione. Il tutto per un evento che rientra anche ne cartellone della Biennale junior di letteratura, curata dalla Fondazione Palmisano presieduta da Costanza Zavanone.

Significative le parole che il sindaco di San Salvatore, Corrado Tagliabue, ha scritto a chiusura degli eventi: “nostro festival che è partito da casa e ha girato per chilometri su e giù, da Rivarone a Villadeati, passando per Lu e Cuccaro, per Cella Monte, Fubine, Pecetto, Balzola e Mirabello e si è fermato anche nelle città: Alessandria, Casale e Valenza”.

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La frase è estrapolata da una testimonianza affidata ai social, in cui Tagliabue rivela: “Ci sono state tremila persone. Forse qualcuna di più. Chi lo può dire. Sarà che i numeri non fanno la qualità, sarà che i numeri non sono tutto. Certe cifre ti fanno tremare. E per un festival che nasce più di 20 anni fa, piccolo piccolo e poi cresce grande e capillare, sono soddisfazioni. Non è stata una passeggiata: è stato un viaggio, 45 giorni, nella buona e nella cattiva sorte, come in ogni matrimonio che si rispetti. Perché mica sempre le cose sono andate per il verso giusto, o come le avevamo pensate mesi e mesi fa, quando fuori faceva ancora freddo e immaginare una piazza piena di gente, con il palco e i fari, era già un’impresa. Un’impresa da matti, diciamo. Ma da matti buoni. Eppure. PeM ha una sua magia, e il filo non l’abbiamo mai perso. Ci siamo appassionati, come sempre. Io, che non ho saltato nemmeno un appuntamento, l’ho vissuto come succhiarmi il sangue, un vampiro che si fa il salasso da solo. Sì, il pensiero turba, ma è più vero che esagerato. E poi ci sono stati loro. Gli invitati a questa nostra festa, che di parole e di musiche ne hanno fatte tante, per la gioia di chi ha macinato chilometri per sedersi lì e ascoltarli. Mi sono rimasti dentro tutti. Perché averli pensati, desiderati, invitati e gustati fa parte di un lavoro straordinario – nel senso profondo: oltre l’ordinario – di tessitura: trame di colori e spessori diversi, un telaio solo, che a volte s’inceppava. Eppure quella mescolanza ha prodotto il festival più bello di sempre. E io sono orgoglioso.

 

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