Novi Ligure: ex Ilva, oggi il momento più critico della siderurgia
Marco Ciani, segretario provinciale Cisl
Economia, Società
Dino Frambati   
17 Ottobre 2026
ore
18:30 Logo Newsguard
L'intervista

Novi Ligure: ex Ilva, oggi il momento più critico della siderurgia

Marco Ciani, segretario provinciale della Cisl, fa il punto sulla situazione del polo siderurgico

NOVI LIGURE- «Questo è certamente il momento più drammatico nella storia delle acciaierie di Novi Ligure».

Lo ammette ed afferma Marco Ciani, segretario generale Cisl Alessandria e quindi massimo livello della sigla sindacale in zona, impegnato in prima persona nella lotta per salvare il sito industriale novese.

Quali sono i rischi concreti per la comunità?

«Ci sono rischi enormi per circa 550 lavoratori dello stabilimento, ai quali si aggiungono i lavoratori dell’indotto, il cui numero è difficile da quantificare con esattezza ma che assommano a diverse decine. Per questi motivi abbiamo scioperato ben due volte questa settimana, con manifestazioni e marce a Novi Ligure e Alessandria, e tenuto un presidio davanti alla Prefettura.

Ex Ilva, rischio chiusura totale

Il problema più grave è che, per la prima volta da tempo immemore, è stata ventilata concretamente la possibilità di una chiusura completa dello stabilimento. Sarebbe un fatto senza precedenti, con conseguenze pesantissime per tutto il territorio. Sappiamo infatti quanto sia difficile far ripartire un’attività industriale una volta chiusa.

Si rischia di disperdere competenze, professionalità e un patrimonio produttivo costruito in molti anni. Insieme al deterioramento del complesso industriale, già significativamente compromesso.»

Quale è stata la vostra reazione e quale il vostro scopo?

«Di fronte a questa prospettiva, la reazione dei sindacati e della Cisl è stata immediata e decisa.

Ci siamo mobilitati e abbiamo già organizzato scioperi insieme ai lavoratori degli altri importanti stabilimenti del gruppo in Italia, a partire da Taranto e Genova, senza dimenticare realtà più piccole come Racconigi e Salerno.

La Cisl è stata protagonista di questa mobilitazione attraverso la Fim, la Federazione Italiana Metalmeccanici, che rappresenta i lavoratori del settore, insieme alla Fiom e alla Uilm. Il nostro obiettivo è rivendicare l’importanza strategica delle acciaierie italiane, fondamentali per un Paese che rimane la seconda manifattura d’Europa.

Abbiamo inoltre incontrato la Prefettura giovedì scorso. Grazie anche alla mediazione attiva e proficua della prefetta, dottoressa Vinciguerra, è stato fissato per lunedì prossimo, alle 9, un incontro con i commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. È un passaggio importante per cercare risposte concrete sul futuro dello stabilimento e dei suoi lavoratori.»

Cosa chiederete ai commissari?

Ci aspettiamo venga garantita anche allo stabilimento di Novi la fornitura di acciaio necessaria per proseguire le lavorazioni e assicurare la continuità produttiva, così come già annunciato per gli stabilimenti di Taranto e Genova.

Non possiamo accettare che Novi venga lasciata senza materia prima, perché senza i coils da lavorare non è possibile mantenere in attività lo stabilimento. La continuità della fornitura è quindi una condizione indispensabile per tutelare i posti di lavoro e dare concretezza a qualsiasi prospettiva di rilancio industriale.

Preoccupazione per l’indotto

Naturalmente, la preoccupazione riguarda anche l’indotto. Quando parliamo di indotto, infatti, non parliamo di qualcosa di marginale: parliamo di trasporti, imprese di pulizia e manutenzione, logistica e molte altre attività che lavorano in collegamento con lo stabilimento.

Una crisi di queste dimensioni rischia quindi di propagarsi ben oltre i cancelli dell’acciaieria, coinvolgendo altre imprese, altri lavoratori e, più in generale, l’economia del Novese. Per questo riteniamo che la vertenza debba essere affrontata nel suo complesso, senza limitarsi al perimetro della singola azienda.»

Novi fa parte della varie realtà italiane dell’ex Ilva. Quale rapporto avete con queste?

«Il rapporto con gli altri siti italiani è fondamentale. Come Cisl siamo in assoluto coordinamento con le organizzazioni sindacali degli altri territori, perché consideriamo questa una vertenza nazionale, non soltanto locale.

No allo “spezzatino”

Non vogliamo che si proceda con uno spezzatino delle diverse realtà produttive. Riteniamo invece necessario affrontare il futuro del gruppo nel suo insieme, salvaguardando l’integrità del sistema industriale e garantendo prospettive a tutti gli stabilimenti coinvolti.

Infine, la nostra lotta non punta soltanto a mantenere i livelli occupazionali nell’immediato.

La cassa integrazione annunciata dal Governo può essere una misura tampone utile e forse necessaria, ma non rappresenta una soluzione al problema. I lavoratori lo hanno detto chiaramente: ciò che interessa davvero è la continuità produttiva.

Serve un piano industriale credibile per l’intero gruppo, capace di garantire investimenti, rilancio e prospettive concrete per il futuro.»

E cosa chiedete allo Stato?

«Se non fosse possibile trovare altre soluzioni, deve essere pronto a entrare direttamente nel capitale dell’azienda, assumendone la gestione per risanarla e garantirne la continuità produttiva.

Solo successivamente, una volta rimessa in sicurezza la situazione, si potrà valutare il contributo di eventuali soggetti esterni. In definitiva, la nostra battaglia riguarda il futuro del lavoro, dell’industria e dell’intero territorio.

Salvaguardare le acciaierie di Novi significa difendere centinaia di posti di lavoro, tutelare le imprese dell’indotto e preservare un patrimonio di competenze fondamentale per l’economia locale e nazionale.

Non possiamo limitarci a gestire l’emergenza: dobbiamo costruire le condizioni perché questi stabilimenti continuino a produrre, a investire e a offrire un futuro ai lavoratori e alle nuove generazioni.»

 

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