Amalia Ercoli Finzi, la signora delle comete: l’Europa può arrivare lontano
Nell’intervista, l'ingegnera aerospaziale e accademica italiana racconta la missione Rosetta, dà consigli ai giovani e parla di un’Europa che può essere unita.
ALESSANDRIA – Amalia Ercoli Finzi, la signora delle comete: Rosetta, i giovani e l’Europa unita.
La pioniera dell’ingegneria aeronautica italiana si racconta al nostro giornale, parla dell’avventura di Rosetta, dà consigli alle nuove generazioni e riflette sulla possibilità di un’Europa capace di costruire insieme.
L’Europa è arrivata su una cometa. Tra le persone che hanno contribuito a quell’impresa c’è Amalia Ercoli Finzi, la «signora delle comete», responsabile scientifica dello strumento SD2 della missione Rosetta. Una storia di ricerca e collaborazione che ha portato il lavoro di scienziati e ingegneri fino alla superficie di un corpo celeste.
Nell’intervista, Ercoli Finzi ripercorre l’avventura di Rosetta, dà consigli ai giovani e affronta il tema di un’Europa che esiste e può essere unita. Tre argomenti che avvicinano lo spazio alla vita di tutti i giorni: le scelte di chi deve immaginare il proprio futuro, il valore della conoscenza, la possibilità di raggiungere un obiettivo comune.
Chi è Amalia Ercoli Finzi, la signora delle comete
Nata a Gallarate nel 1937, Amalia Ercoli Finzi è stata la prima donna in Italia a laurearsi in ingegneria aeronautica. Era il 1962: al Politecnico di Milano conseguì il titolo con 100 e lode. Nello stesso ateneo ha sviluppato la propria carriera accademica, fino a dirigere il Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale.
Quel primato racconta una scelta capace di aprire una strada. Prima delle missioni e dei riconoscimenti internazionali, c’è una giovane donna che decide di seguire la propria vocazione scientifica. È anche attraverso questa esperienza che il suo percorso continua a parlare a chi si affaccia agli studi e al lavoro.
La missione Rosetta e il contributo allo strumento SD2
Lanciata il 2 marzo 2004 e conclusa il 30 settembre 2016, Rosetta ha segnato una tappa storica nell’esplorazione spaziale. Il 12 novembre 2014 il suo lander Philae raggiunse la superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, realizzando il primo atterraggio su una cometa.
Ercoli Finzi era la Principal Investigator, ossia la responsabile scientifica, di SD2, lo strumento a bordo di Philae progettato per perforare il suolo cometario, raccogliere campioni e distribuirli agli strumenti di analisi. Un contributo italiano a una missione costruita attraverso competenze e collaborazioni internazionali.
Studiare una cometa significa cercare informazioni sulle origini del Sistema solare: nella sua materia si conservano tracce dell’epoca in cui si formarono il Sole e i pianeti. È questo l’orizzonte scientifico dell’impresa che Ercoli Finzi torna a raccontare nell’intervista.
I consigli ai giovani e l’impegno per le donne nella scienza
Accanto a Rosetta, nell’intervista trovano spazio i consigli alle nuove generazioni. A dare peso a questo incontro è un’esperienza che unisce ricerca, insegnamento e impegno per ampliare la partecipazione delle donne alle discipline scientifiche.
Ercoli Finzi ha promosso il coinvolgimento delle ragazze nelle materie STEM — scienza, tecnologia, ingegneria e matematica — diventando un riferimento per molte giovani. Un’attività ricordata anche nelle motivazioni dell’Ambrogino d’oro ricevuto il 7 dicembre 2023, con cui Milano ne ha riconosciuto il percorso scientifico e il valore dell’esempio.
Per chi sta scegliendo che cosa studiare e quale professione intraprendere, la sua storia offre un punto di partenza concreto: una scelta individuale può aprire possibilità anche per chi verrà dopo.
Un’Europa che esiste e può essere unita
La cooperazione che ha reso possibile Rosetta offre una chiave per leggere anche il tema europeo dell’intervista. La missione dell’Agenzia Spaziale Europea è stata realizzata con il contributo dei suoi Stati membri e della NASA: un progetto nel quale conoscenze, strumenti e responsabilità sono stati condivisi.
È un esempio concreto da accostare alla riflessione di Ercoli Finzi su un’Europa che esiste e può essere unita. La ricerca mostra che Paesi e gruppi diversi possono lavorare a lungo attorno a un obiettivo e raggiungere risultati che richiedono il contributo di tutti.
Da qui nasce una domanda che lo spazio restituisce alla Terra: quanto di quella capacità di collaborare possiamo portare nella costruzione del nostro futuro comune?