Novi Ligure: ex Ilva, la Cassazione dice “stop a Taranto”
Ora le forze sindacali chiedono un percorso di produzione di acciaio green e la convocazione di un tavolo a palazzo Chigi
NOVI LIGURE- La Cassazione ha respinto i ricorsi di Ilva e Acciaierie d’Italia: resta dunque efficace il decreto della Corte d’Appello di Milano che dispone lo stop dell’area a caldo di Taranto.
Ora inizia il momento più buio per i lavoratori dell’ex Ilva di Novi che hanno materia prima per lavorare ancora circa quattro settimane.
Il Governatore del Piemonte Alberto Cirio dichiara: «Prendiamo atto della decisione della Corte di Cassazione sull’area a caldo di Taranto, senza entrare nel merito della sentenza. Adesso è indispensabile dare seguito alle soluzioni già prospettate per garantire la continuità produttiva degli stabilimenti di Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi. Oggi è quindi urgente che si avviino processi di approvvigionamento dei materiali per gli stabilimenti di Piemonte e Liguria anche da fonti esterne allo stabilimento di Taranto, superando qualsiasi vincolo di esclusività che al momento ne compromette l’operatività».
Aggiunge Cirio: «La priorità è assicurare che questi stabilimenti continuino a produrre, salvaguardando occupazione, competenze industriali e prospettive produttive dei territori. È su questo obiettivo che continuiamo a lavorare insieme al Governo e chiediamo ai commissari di procedere con determinazione e tempi certi».
“Chiusa una stagione”
Secondo Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, e Andrea Orlando, coordinatore del Forum politiche industriali del Pd: «Si chiude, almeno su questo fronte, una lunga stagione di procedimenti giudiziari e rimedi provvisori. I provvedimenti dei giudici si rispettano, ma una sentenza non sostituisce un piano industriale. Per mesi il governo ha temporeggiato, lasciando accumulare ritardi e incertezze. Adesso non può più nascondersi dietro scuse. Il decreto legge oggi in vigore garantisce solo in parte, e per la sola fase transitoria, gli ammortizzatori sociali dei lavoratori diretti e dell’indotto. Dopo la pronuncia della Suprema Corte, quelle tutele devono essere estese per un periodo più lungo. L’esecutivo deve onorare fino in fondo gli impegni presi con i sindacati il 27 ottobre. Bisogna assicurare la continuità produttiva degli impianti di laminazione del gruppo, a cominciare da Genova e Novi Ligure, impedendo che il peso della crisi ricada su lavoratori e territori che hanno già pagato un prezzo altissimo. Serve una strategia industriale credibile, con un ruolo centrale dello Stato, e occorre costruire con gli enti locali un piano di rilancio produttivo e occupazionale per le aree colpite dalla crisi dell’ex Ilva, partendo da Taranto».
“Ora continuità produttiva”
La decisione della Corte di Cassazione sull’ex Ilva di Taranto riaccende le preoccupazioni per il futuro degli stabilimenti del gruppo, compreso quello di Novi Ligure. Cinque deputati del Partito Democratico chiedono al Governo garanzie sulla continuità produttiva, sull’approvvigionamento delle materie prime e sulla salvaguardia dei posti di lavoro.
La presa di posizione arriva dopo che la Suprema Corte ha rigettato i ricorsi contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano, confermando lo stop dell’area a caldo dello stabilimento pugliese.
Le preoccupazioni per Novi Ligure
«La decisione della Corte di Cassazione rende ancora più urgente fare chiarezza sul futuro produttivo degli stabilimenti ex Ilva», dichiarano i deputati Alberto Pandolfo, Valentina Ghio, Luca Pastorino, Federico Fornaro e Chiara Gribaudo.
L’attenzione è rivolta in particolare agli impianti di Genova, Novi Ligure e Racconigi, per i quali i parlamentari chiedono certezze sulla disponibilità delle materie prime necessarie a proseguire le attività.
«Il Governo garantisca chiarezza nel percorso di continuità produttiva degli stabilimenti, quando sarà necessario assicurare ulteriori approvvigionamenti di materie prime», affermano gli esponenti democratici.
L’accordo del 27 ottobre
I cinque deputati sollecitano inoltre garanzie, tempi certi e una strategia industriale che tuteli l’occupazione e il ruolo produttivo dello stabilimento di Cornigliano.
Al centro dell’attenzione anche l’accordo raggiunto il 27 ottobre dalle organizzazioni sindacali con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
«Monitoreremo che l’accordo venga rispettato e messo in atto in modo puntuale», assicurano i parlamentari del Pd.
La richiesta conclusiva riguarda soprattutto le prospettive dei dipendenti degli stabilimenti coinvolti: «I lavoratori non possono essere lasciati nell’incertezza».
I sindacati
I segretari della Fim Cisl Ferdinando Uliano e Valerio D’Alò non commentano la decisione della Cassazione ma«ci aspettavamo un provvedimento meno drastico che potesse consentire un percorso di transizione verso la decarbonizzazione degli altiforni ai forni elettrici» Per La Fim Cisl resta fondamentale la continuità produttiva intesa su un ciclo di produzione di acciaio green. A questo punto è opportuno convocare a breve un tavolo a Palazzo Chigi».