Tortona: ditta d’autotrasporti sotto confisca, la difesa prepara l’appello
Cronaca
Monica Gasparini   
1 Novembre 2026
ore
11:45 Logo Newsguard
L'approfondimento

Tortona: ditta d’autotrasporti sotto confisca, la difesa prepara l’appello

L’azienda - del Tortonese - continua a lavorare sotto amministrazione giudiziaria. In arrivo una nuova consulenza per ricostruire acquisti e disponibilità patrimoniali risalenti anche a trent’anni fa

TORTONA –  Confisca da 2 milioni nel Tortonese, la difesa prepara l’appello: nel mirino un’azienda di autotrasporti.

La società continua a lavorare sotto amministrazione giudiziaria. I famigliari dell’uomo colpito dalla misura contestano la riconducibilità dei beni e preparano una nuova consulenza patrimoniale per ricostruire acquisti risalenti anche a trent’anni fa.

La confisca da circa 2 milioni di euro eseguita dalla Direzione investigativa antimafia di Torino e dalla Divisione Anticrimine della Questura di Alessandria approderà ora alla fase dell’appello.

La difesa dell’uomo destinatario della misura di prevenzione, affidata all’avvocato Alexia Cellerino, così come quella dei terzi interessati assistiti dall’avvocato Alessandro Suffia, sta infatti preparando l’impugnazione del provvedimento emesso dal Tribunale di Torino, Sezione Misure di prevenzione.

Tra i beni colpiti dalla confisca quelli riconducibili a una azienda di autotrasporti del Tortonese, che continua regolarmente la propria attività sotto la gestione di un amministratore giudiziario. Nella società continuano a lavorare anche i famigliari dell’uomo, titolari di beni che la difesa sostiene essere autonomi rispetto al patrimonio del destinatario della misura.

La nuova consulenza sui beni di moglie e figlio

Uno dei punti centrali dell’appello riguarderà proprio la ricostruzione della provenienza dei beni attribuiti ai familiari.

Nel procedimento era già stata prodotta una consulenza di una commercialista, secondo la quale le società coinvolte sarebbero state gestite regolarmente dal punto di vista contabile e amministrativo.

Quella relazione, tuttavia, non è stata ritenuta sufficiente a superare gli elementi raccolti nell’ambito delle indagini patrimoniali.

Per questo la difesa intende ora affidarsi a un ulteriore consulente, con l’obiettivo di ricostruire nel dettaglio gli acquisti e le disponibilità patrimoniali dei terzi interessati, risalendo in alcuni casi anche a circa trent’anni fa.

L’obiettivo sarà dimostrare che i beni sarebbero stati acquistati con risorse proprie e non rappresenterebbero intestazioni fittizie.

La confisca disposta dal Tribunale di Torino

Il provvedimento era stato eseguito nei giorni scorsi dal personale della DIA di Torino, insieme agli agenti della Divisione Anticrimine della Questura di Alessandria, su proposta congiunta del direttore della Dia e del questore.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli approfondimenti avrebbero evidenziato una significativa sproporzione tra la capacità reddituale dell’uomo e le disponibilità patrimoniali e finanziarie considerate a lui riconducibili, direttamente o indirettamente.

La misura ha interessato beni mobili e immobili, aziende e rapporti finanziari, per un valore complessivo stimato in circa 2 milioni di euro.

Sorveglianza speciale per quattro anni

Il Tribunale ha inoltre disposto nei confronti dell’uomo la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per quattro anni: è attualmente libero. In passato era già stato destinatario di una misura di prevenzione personale.

La difesa sottolinea però che non risultano condanne definitive a suo carico per partecipazione alla ’ndrangheta o per agevolazione di associazioni mafiose.

Nel corso degli anni il suo nome sarebbe comparso in diverse attività investigative – poi archiviate – legate ad ambienti criminali, ma secondo la linea difensiva tali elementi non avrebbero portato a condanne definitive per reati di tipo mafioso.

L’appello sulla pericolosità sociale e sul patrimonio

La battaglia giudiziaria si svilupperà quindi su due fronti.

Da una parte verrà contestata la valutazione della pericolosità sociale posta alla base della sorveglianza speciale. Dall’altra, e soprattutto, verrà affrontata la questione della reale titolarità dei beni confiscati.

Per i famigliari sarà decisivo dimostrare che il patrimonio oggetto della misura ha una provenienza autonoma e documentabile.

La nuova consulenza dovrà quindi ricostruire redditi, acquisti, finanziamenti e operazioni societarie maturati nell’arco di diversi decenni.

Nel frattempo, l’azienda di autotrasporti continua a lavorare sotto amministrazione giudiziaria, in attesa che la vicenda approdi davanti al giudice dell’impugnazione.

Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione