Alessandria e l’alluvione: il ricordo, i progressi, i problemi
Stamattina le cerimonie. L'importanza della Protezione civile, l'impegno delle Istituzioni. Le parole di Abonante e Benzi. Ma, sul fronte sicurezza, non tutto è risolto (anzi)
ALESSANDRIA – Il ricordo doveroso, ma anche riflessioni su quello che è stato fatto per mettere in sicurezza la città. E l’analisi di quello che bisogna ancora fare.
Se dal letame nascono i fiori, da un’alluvione come quella che, nel 1994, devastò il Piemonte, Alessandria compresa, bisogna pur imparare qualcosa. E’ il concetto espresso più volte stamani, durante le commemorazioni nel giorno dell’anniversario (oltre alla messa in duomo, tre i momenti istituzionali: al monumento in viale Milite Ignoto, a quello accanto al ponte Meier, e a San Michele).
Alluvione e sicurezza
Piove come in quel 6 novembre, ma l’analogia finisce qui. Intanto perché di acqua ne sta scendendo poca, poi perché il Tanaro rumoreggia sì, ma ne va piuttosto placido. Le parole non sono di circostanza. Si celebrano le 12 vittime alessandrine, si ricorda la distruzione di Orti, San Michele, Astuti, senza dimenticare che venne invasa pure piazzetta della Lega e che si allagarono scantinati perfino in piazza Garibaldi.
C’è chi ricorda che si sarebbe dovuta giocare la partita tra Alessandria e Bologna. Chi dice che già il sabato sera c’erano presagi funesti. E chi spiega che Borgo Rovereto, da allora, ha cambiato volto. Ognuno ha il proprio ricordo. Certo è che quell’alluvione ha insegnato molto, cominciando col farci capire che i nostri territori vanno messi in sicurezza e che la Protezione civile non può essere un concetto astratto.
Non abbassare la guardia
Anzi, come sottolinea Andrea Morchio, forse proprio con le “grandi alluvioni” di quel periodo è nata la Protezione civile per come la intendiamo oggi. Di più: “Il nostro sistema regionale – spiega il coordinatore – è invidiato in tutta Italia, forse nel mondo”.
Sulla sicurezza dei nostri fiumi, però, c’è la consapevolezza che molto si deve ancora fare. Lo spiega il sindaco Giorgio Abonante, lo ricorda l’assessore regionale Enrico Bussalino, lo cita Giorgio Melchioni, uno dei simboli della Protezione civile locale: ci invita a non abbassare la guardia. Ha ragione: non ce lo possiamo permettere.
E poi c’è chi, come don Ivo Piccinini, parroco di San Michele, continua in una battaglia senza fine: “Un anno sì e un anno no, la canonica va a bagno, perché i rii del sobborgo, che si chiamano Maddalena e Giardinetto e che si uniscono formando il Loreto, sono sempre intasati. Mi chiedo quando potremo finalmente dire di vivere al sicuro…”.