Alessandria, Pfas nei pozzi. L’Asl al sindaco: «Chiuderli per precauzione»
Cronaca
Monica Gasparini   
6 Novembre 2026
ore
15:44 Logo Newsguard
Il monitoraggio

Alessandria, Pfas nei pozzi. L’Asl al sindaco: «Chiuderli per precauzione»

A Cantalupo la Somma 4 Pfas ha raggiunto il limite di legge. Chiusi alcuni pozzi che alimentano la rete potabile. L’Asl ha suggerito al Comune un’ordinanza: resta da chiarire l’origine della contaminazione e perché la vicenda non sia stata comunicata ai cittadini

ALESSANDRIA – Pfas nei pozzi che alimentano l’acquedotto di Alessandria, l’Asl al sindaco: «Chiudere i pozzi o installare i filtri». Nei controlli sulle fonti che alimentano la rete cittadina rilevati alcuni Pfas, tra cui Pfoa. A Cantalupo la “somma 4 Pfas” ha raggiunto esattamente il limite di legge. Il Dipartimento di Prevenzione ha indicato al Comune la strada dell’Ordinanza precauzionale. 

Chiudere quei pozzi, almeno in via precauzionale. E non utilizzarli più per alimentare l’acquedotto cittadino. Salvo installare sistemi di trattamento a carboni attivi.

È questa l’indicazione che il Dipartimento di Prevenzione dell’Asl Al ha condiviso con il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, nel corso di un incontro dedicato alla presenza di Pfas in alcune fonti di approvvigionamento della rete idrica del capoluogo.

Un passaggio rilevante, perché non riguarda pozzi privati né acque estranee al sistema dell’acquedotto. Ci sono stati controlli anche il 28 settembre. E hanno  interessato anche fonti di approvvigionamento nell’area di via Casalcermelli e dei pozzi Aulara. Che contribuiscono in maniera significativa all’acqua immessa nella rete e poi distribuita alle abitazioni della città.

Nei campionamenti effettuati sulle fonti sono stati quantificati alcuni composti della grande famiglia dei Pfas, tra i quali il Pfoa. Ovvero, una delle quattro sostanze considerate dal nuovo parametro più restrittivo introdotto dalla normativa nazionale.

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L’attenzione dell’Asl

Il dato che ha fatto scattare l’attenzione dell’Asl è quello registrato il 14 settembre 2026 in un punto di prelievo della rete nella frazione di Cantalupo. La “Somma 4 Pfas”, cioè la somma delle concentrazioni di Pfoa, Pfos, PfhxS e Pfna, è risultata pari a 0,02 microgrammi per litro. Ma, da quale pozzo viene prelevata quell’acqua? Da Aulara? Non superiore al limite. Ma esattamente uguale al valore di parametro entrato in vigore il 13 luglio scorso.

Potrebbe essere stata proprio questa circostanza ad aver indotto il Dipartimento di Prevenzione a intervenire.

La richiesta dell’Asl al gestore

Il 28 settembre l’Asl Al ha inviato al gestore della rete idrica, Sogeri, una formale richiesta di informazioni per conoscere quali misure fossero state adottate per gestire il rischio di un eventuale superamento della “Somma 4 Pfas” nell’acqua distribuita alla popolazione.

Il gestore ha successivamente comunicato la chiusura dei pozzi interessati. Ma di quale campo pozzi si parla? Al momento non è dato sapere.

L’Asl è andata oltre. Nel confronto con il sindaco ha indicato, richiamando il principio di precauzione, l’opportunità che la chiusura venga formalizzata attraverso un’ordinanza comunale rivolta al gestore. Quei pozzi non dovrebbero tornare ad alimentare la rete se non dopo l’installazione di filtri a carboni attivi, una delle tecnologie utilizzate per abbattere la presenza di Pfas nell’acqua.

Va sottolineato un elemento importante. L’Asl Al afferma di non avere mai riscontrato nella rete idrica cittadina un superamento dei limiti di parametro previsti dalla legge per “Somma Pfas” e “Somma 4 Pfas”.

Il limite deve infatti essere rispettato nell’acqua consegnata dal gestore all’utenza e i campioni ufficiali vengono effettuati in punti rappresentativi della rete individuati dall’autorità sanitaria. Dunque, allo stato degli accertamenti disponibili, non si parla di acqua dichiarata non potabile.

Ma il problema posto sarebbe un altro: evitare che un valore arrivato fino alla soglia possa trasformarsi, nelle medesime condizioni o in presenza di concentrazioni maggiori nelle fonti, in un superamento. È prevenzione. Ed è proprio in nome della prevenzione che viene prospettata la chiusura dei pozzi.

Da dove arrivano quei Pfas?

È a questo punto che si apre la questione più delicata. Da dove arrivano i Pfas trovati nelle fonti che alimentano l’acquedotto di Alessandria? Ci sono altri Pfas normati oltre ai quattro previsti dalla Legge?

Al momento non è possibile attribuire con certezza l’origine di quelle sostanze senza una ricostruzione idrogeologica e analitica che colleghi la contaminazione delle falde a una specifica sorgente.

Perché Alessandria non è stata informata?

C’è infine un secondo interrogativo, questa volta politico. Se il valore della “Somma 4 Pfas” ha raggiunto il limite di legge il 14 settembre; se il 28 settembre l’Asl ha formalmente chiesto al gestore quali misure intendesse adottare per scongiurare un superamento; se Sogeri ha quindi comunicato la chiusura dei pozzi e se il Dipartimento di Prevenzione ha discusso con il sindaco persino l’opportunità di un’ordinanza precauzionale, perché di tutto questo non è ancora stata data una comunicazione specifica alla città?

La domanda non equivale a sostenere che sia stata distribuita acqua fuori norma: i dati dell’Asl dicono il contrario. Ma trasparenza significa anche spiegare ai cittadini quando emerge una criticità prima che venga oltrepassato un limite, soprattutto quando riguarda le fonti dalle quali proviene una parte rilevante dell’acqua potabile della città.

A luglio Sogeri era intervenuta pubblicamente per assicurare che l’acqua della rete di Alessandria fosse sicura e monitorata.

Dopo il campionamento del 14 settembre, la richiesta dell’Asl del 28 settembre e la decisione di non utilizzare alcuni pozzi, resta invece da chiarire quale informazione sia stata fornita dall’amministrazione comunale alla popolazione e per quale ragione non sia stato ancora reso pubblico il percorso che ha portato alla misura precauzionale.

Sono domande alle quali ora dovranno rispondere Comune e gestore. Perché il punto non è soltanto sapere se l’acqua che arriva oggi ai rubinetti rispetti i limiti di legge.

Il punto è capire cosa sta accadendo nelle falde da cui quell’acqua viene prelevata, da dove arrivino i Pfas trovati e quali misure siano necessarie per impedire che il limite venga superato domani.

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