Martedì 16 Agosto 2022

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Polvere di stelle

Cannes 2022: premiato il cinema italiano, con “Le otto montagne”

30 Maggio 2022 ore 11:46

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La Palma d’Oro al film “Triangle of Sadness”

Sabato 28 maggio scorso, la giuria internazionale della 75esima edizione del Festival di Cannes - presieduta da Vincent Lindon e composta da Noomi Rapace, Jeff Nichols, Ladj Ly, Rebecca Hall, Deepika Padukone, Jasmine Trinca, Joachim Trier e Asghar Farhadi - ha tributato la Palma d’Oro al film “Triangle of Sadness” del regista svedese Ruben Östlund.

La pellicola - una commedia dai toni noir - narra la straniante vicenda in cui viene coinvolta una coppia di famosi modelli, Carl (Harris Dickinson) e Yaya (Charlbi Dean), nel corso di una lussuosissima e all’apparenza rilassante crociera.

Il regista sudcoreano Park Chan-Wook ha ricevuto il Premio per la regia, per il suo “Decision to Leave”, un thriller dei sentimenti molto raffinato e sensuale, ma spiazzante.  

La Caméra d’or per la miglior opera prima è andata a “War Pony”, opera prima di Gina Gammel e Riley Keough (nipote di Elvis Presley), presentata nella sezione Un Certain Regard. Il film racconta la storia di Bill e Matho, due ragazzi di età differenti che vivono in una riserva indiana in South Dakota. «Mi sento come se stessi per svenire. È uno dei film importanti e speciali di quest’anno, ed è meraviglioso che venga riconosciuto come tale. È stato un sogno per noi fin da quando eravamo bambine», ha sottolineato Gina Gammel.

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Luca Marinelli e Alessandro Borghi

L’attore spagnolo Javier Bardem ha, invece, consegnato il Grand Prix Speciale ex aequo a “Close”, del regista belga Lukas Dhont, e a “Stars at Noon”, della regista francese Claire Denis, mentre “Plan 75”, primo lungometraggio distopico della regista giapponese Hayakawa Chie ha ricevuto la menzione speciale.

“Tori e Lokita” - dei belgi Jean-Pierre e Luc Dardenne, già vincitori nel 1999 della Palma d’Oro per “Rosetta” - si è aggiudicato il Premio speciale, per una storia di giovani, lavoro e immigrazione. C’è stata grande soddisfazione sia tra il pubblico che nella critica per l’attribuzione del Premio della giuria a “Le otto montagne” di Charlotte Vandermeersch e Felix Van Groeningen, ex aequo con “Eo” di Jerzy Skolimowski.

La pellicola - tratta dall’omonimo romanzo di Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega nel 2017 - è una storia di amicizia, di rinnovamento e trasformazione ambientata sullo sfondo delle montagne valdostane, che vede protagonisti Pietro (Luca Marinelli) e Bruno (Alessandro Borghi): il cast si avvale anche della presenza di Filippo Timi, nel ruolo di Giovanni, il padre di Pietro. Il Premio per la miglior sceneggiatura è stato vinto da “Boy From Heaven” (walad min al janna) del regista svedese di origini egiziane Tarik Saleh

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Zar Amir Ebrahimi

Infine, Song Kang-ho - divo del cinema coreano già protagonista di “Parasite” di Bong Joon-ho (2019) e ora di “Broker” del giapponese Kore-Eda Hirokazu - ha ricevuto il premio come miglior attore per quest’ultima pellicola; mentre il Premio per la migliore attrice è andato all’iraniana Zar Amir Ebrahimi per il thriller “Holy Spider” (Les nuits de Mashhad) di Ali Abbasi.  L’attrice, nota per la serie televisiva “Nargess” (2006), ha dichiarato: «Questo film parla delle donne, dei loro corpi. È un film pieno di odio, mani, piedi, seni, generi impossibili da mostrare in Iran. Grazie, Ali Abbasi, per essere così pazzo e così generoso».

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