Venerdì 23 Ottobre 2020

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L'intervista

Gianluca Veronesi: «Il Teatro Comunale diventi una grande arena estiva»

L'ex sindaco: «Si dovrebbe studiare l’ipotesi di riutilizzare il palcoscenico oltre alla platea per la cavea»

Gianluca Veronesi: «Il Teatro Comunale diventi una grande arena estiva»

Il teatro comunale di Alessandria è chiuso dal 2010

ALESSANDRA - «Ho poche informazioni sulla pratica giuridico-amministrativa riguardante il Teatro. Certo che frasi come “procedura fallimentare” e “asta giudiziaria” preoccupano». È l’incipit di una riflessione che Gianluca Veronesi, già sindaco di Alessandria, ha inviato ad alcuni concittadini che, come lui, sono interessati alle sorte del Teatro Comunale.

Dottor Veronesi, lei premette che dobbiamo essere grati a chi ci ha offerto questa struttura.
Sì, pur con limiti. Probabilmente, anche per il suo aspetto da bunker, è apparsa come un fortilizio a difesa di una cultura solo alta e classica. Un luogo impegnativo, per addetti ai lavori. È come se i più provassero un senso di soggezione o di estraneità.

Però...
Però su quel palcoscenico è passato di tutto. Oltre al cartellone vero e proprio e all’attività cinematografica su tre schermi, ricordo il “teatro ragazzi”, il laboratorio lirico sperimentale, le stagioni musicali, “Aperto per ferie”, iniziativa di qualità e fattura altamente professionali. Per questo il Piemonte lo aveva riconosciuto “teatro regionale”, unico oltre allo Stabile di Torino. E nessuno in buona fede potrà disconoscere i meriti dei vari Delmo Maestri, Enrico Foà, Adelio Ferrero, Nuccio Lodato, Franco Livorsi, Franco Ferrari...

Sul passato siamo d’accordo. Sono presente e futuro a lasciare perplessi.
So che la situazione economica del Comune rende arduo se non impossibile il ripristino integrale del manufatto, dopo l’incredibile incidente dell’amianto, a cui l’attuale Giunta è estranea. Per la verità, l’Amministrazione è anche poco incentivata dalla scarsa attenzione mostrata dalla città al problema.

Qual è la sua proposta?
Io penso che sarebbe giusto legare il futuro dell’immobile al luogo dove sorge, ovvero i giardini pubblici. Vedo più abbordabile l’idea di trasformare il colosso in una grande arena estiva, per lo più scoperta ma in grado, anche, di averne una parte copribile, con i mille ritrovati tecnologici. Penso a tendoni, tensostrutture, “palloni” e similari.

Faccia capire: si tengono palco e platea così come sono e si elimina il resto?
Non sono un architetto, ma si dovrebbe studiare l’ipotesi di riutilizzare il palcoscenico, che è vastissimo, e i suoi disimpegni per i camerini, oltre alla platea per la cavea, ricordando che una platea all’aperto necessita di “sedute” semplificate, resistenti e poco costose. E i costi dell’impiantistica diverrebbero molto più affrontabili.

Non sarebbe troppo poco utilizzabile?
Cinque possibili mesi annui di sfruttamento rendono ragionevole l’investimento, soprattutto se legato alla valorizzazione dei giardini.

In effetti andrebbero migliorati.
Mi sono sempre chiesto perché noi ci accontentiamo di due piccoli giardini invece di presentarne uno veramente notevole. Viale della Repubblica non mi pare abbia rilevanza nella viabilità cittadina, mentre la sua trasformazione a verde darebbe, al nostro parco, un’immagine tutta diversa.

Come se lo immagina?
Un parco in cui lo spettacolo giochi un ruolo significativo. Penso a rassegne cinematografiche, teatro, danza, festival, conferenze, incontri, attività gratuite e a pagamento, musiche di ogni genere, magari grazie anche al nostro Conservatorio. La lontananza dalle case dovrebbe permettere di agire, per tutto il periodo estivo, senza disturbare e senza essere disturbati.

E i soldi? Perché il problema è sempre quello...
Lo so, ma l’impegno finanziario sarebbe una volta per tutte e limitato alla riorganizzazione dello spazio, permettendo poi grandi risparmi in fase di gestione. Proprio perché si snatura il progetto originario, sarebbe fondamentale dare l’incarico ad un grande professionista. Che nessuno pensi sia un lavoro banale, soltanto “riduttivo”.

E per l’inverno?
Il Cinema Alessandrino ha deciso di essere un teatro a tempo pieno. Una scelta coraggiosa di questi tempi, da parte di un privato. Allora perché il Comune non lo affianca, appaltandogli le sue esigenze?

In che senso?
L’imprenditore privato organizza una stagione che abbia la massima prospettiva di successo, scommettendo su notorietà dei titoli, celebrità degli interpreti, “leggerezza” dei generi. Il Comune gli commissioni, sulla base delle proprie disponibilità e del proprio programma, un secondo cartellone che risponda a gusti più minoritari, più pedagogico-formativi, più legati a nuovi linguaggi. Sfruttando le economie di scala e la promozione del privato, gli costerà meno che organizzarli in proprio.

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