Martedì 02 Marzo 2021

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economia

Ilva, vertice con i neo ministri: ribadito l'ingresso dello Stato in Arcelor Mittal

Oggi a Roma incontro tra Giorgetti, Orlando e i sindacati. Impegni su indotto e cassa integrazione

Cessione Ilva, i commissari rinviano  ancora la scelta della cordata

Lo stabilimento Ilva di Novi Ligure

ROMA — Primo incontro sulla vertenza Ilva con i neo ministri Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico) e Andrea Orlando (Lavoro). Dal tavolo di oggi pomeriggio sono emersi due impegni che i sindacati giudicano «significativi».

Il primo riguarda la produzione di acciaio in Italia, considerata «strategica» dagli esponenti del governo. Il secondo è la conferma che lo Stato entrerà nel capitale di Arcelor Mittal tramite la società pubblica Invitalia: nei prossimi giorni Giorgetti incontrerà sia l’amministratore delegato di Am Lucia Morselli sia i vertici di Invitalia per ribadire la necessità di dare corso rapidamente agli assetti societari definiti nell’accordo del 10 dicembre (500 milioni di euro in cambio del 50 per cento del capitale sociale).

La segretaria nazionale della Fiom Cgil, Francesca Re David, ha puntato il dito contro il «deficit di confronto sul piano industriale, determinato da una evidente responsabilità di Arcelor Mittal». In queste condizioni, «non è immaginabile arrivare entro il 31 marzo a un accordo sindacale sul piano». Che prevede, ed è questa la nota dolente, esuberi e altri anni di cassa integrazione per i lavoratori.

Per Rocco Palombella (Uilm Uil), Giorgetti «si è impegnato a ricomporre nel più breve tempo possibile il quadro degli attori coinvolti in questa vicenda per garantire i pagamenti arretrati alle ditte dell’indotto», mentre Orlando intende «garantire l’integrazione salariale della cassa integrazione ai 1.700 lavoratori di Ilva in Amministrazione Straordinaria con un emendamento al Decreto economico».

Intanto il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata da Arcelor Mittal contro la sentenza del Tar di Lecce, che prevede lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro 60 giorni, a far data dallo scorso 13 febbraio. La decisione del Consiglio di Stato, comunque, non peggiora la situazione giudiziaria di Arcelor Mittal: i giudici torneranno in camera di consiglio l’11 marzo, prima del termine fissato per lo spegnimento degli impianti (14 aprile).

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