Domenica 11 Aprile 2021

GIORNALE DELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA DAL 1925

La cerimonia

L'addio a Paolo Filippi: «Politico guidato dalla fede»

Da poco terminate le esequie del presidente emerito della Provincia

FIlippi

CASALE - Un tripudio di fasce tricolori dei sindaci della 'sua' Provincia, esponenti politici, della società civile e tanti 'semplici' cittadini e amici hanno partecipato questo pomeriggio all'ultimo saluto al presidente emerito della Provincia di Alessandria Paolo Filippi, mancato nella mattinata di domenica scorsa a soli 58 anni a causa di un infarto.

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La cerimonia, celebrata da don Jacek Jankosz alla chiesa del Valentino di Casale, è iniziata all'arrivo della salma da Alessandria dove, a Palazzo Ghilini, in mattinata era stata allestita la camera ardente. «Non nascondeva la sua fede che ispirava e sosteneva anche la sua attività politica, per lui la ricerca di tutto ciò che poteva rendere migliore la società - ha spiegato il parroco nell'omelia - Per lui la politica, come diceva Paolo VI era la più alta forma di carità».

Al termine della cerimonia, durante la quale sono state raccolte offerte per la Caritas Parrocchiale, prima che la salma venisse tumulata nel cimitero di Casale, le parole degli amici e sodali dal pulpito.

Emanuele Demaria, sindaco di Conzano, dove Filippi viveva da una ventina d'anni (nella frazione San Maurizio): «Ciao Paolo, ci siamo conosciuti da giovani, con ancora i calzoni corti, ai tempi della Dc, andavamo a fare volantinaggio, ad attaccare i manifesti. Da lì è iniziata la nostra avventura politica, ci siamo candidati insieme in consiglio comunale, io a Conzano, tu a Casale. Quando eri in provincia abbiamo fatto tante battaglie insieme, mi hai sempre spronato, come con tutti gli altri sindaci. Il tuo ufficio per noi era sempre aperto, eri lungimirante, insieme trovavamo sempre soluzioni per il territorio, eravamo i tuoi sindaci».

Distrutto dal dolore il 'delfino' Fabio Lavagno 86, consigliere di Italia Viva a Casale: «Avevi la possibilità di andartene ma eri rimasto per amore del territorio, dicevi meglio essere i primi a casa che i secondi a Roma. Sei stato un maestro, mi hai insegnato tutto, mi sei sempre stato vicino, a te devo il mio ingresso in politica. Non c'è strada o piazza in provincia che non ricordi quello che hai fatto».

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