Venerdì 19 Agosto 2022

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Economia

La ripresa dopo l'incertezza: il Piemonte guarda al 2022 con più fiducia

Le previsioni delle imprese della regione per il primo trimestre del nuovo anno

26 Dicembre 2021 ore 07:00

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Marco Gay e Giorgio Marsiaj

Il 2021 è stato l’anno della ripresa dopo il terribile shock della pandemia. L’indagine congiunturale trimestrale realizzata dall’Unione Industriali Torino e da Confindustria Piemonte ha puntualmente anticipato i punti di flesso e di svolta del ciclo economico, registrando il progressivo consolidamento della fiducia sul nostro territorio.

Il 2020 si era chiuso in un clima di incertezza e preoccupazione, legato alla ancora problematica evoluzione della pandemia. La maggioranza delle imprese prevedeva una ulteriore riduzione dei livelli produttivi e del portafoglio ordini, dopo un anno di forte flessione; gli investimenti erano molto deboli e oltre un terzo delle imprese aveva intenzione di fare ricorso alla CIG. Il tasso di utilizzo degli impianti era sceso a livelli storicamente molto bassi.

Da marzo 2021 l’indagine ha registrato un progressivo rafforzamento delle aspettative, con indicatori risaliti nel periodo estivo a valori tipici delle fasi espansive. Gli investimenti hanno segnato una rapida, consistente accelerazione; l’utilizzo degli impianti è ritornato ai livelli precrisi. Il miglioramento ha interessato gran parte dei settori: a partire dalla manifattura, ma anche i servizi alle imprese (logistica, ICT, ecc.). La rilevazione di dicembre, condotta su un campione di 1.200 imprese manifatturiere e dei servizi, registra un lieve raffreddamento delle attese, in linea con il trend comune al nostro Paese e a tutta l’Europa. Va ricordato infatti che dopo due trimestri di crescita molto elevata del Pil italiano (2,7% e 2,6%), il quarto trimestre del 2021 sarà decisamente meno brillante (+0,4% nelle previsioni più aggiornate).

La buona tenuta degli indicatori strutturali rilevati dalla nostra indagine conferma che non siamo in presenza di un peggioramento reale del ciclo. Infatti, il tasso di utilizzo degli impianti rimane saldamente su livelli elevati; non aumenta il ricorso alla CIG; non decelerano gli investimenti; restano buoni i tempi e le condizioni di pagamento.


Marsiaj: «Italia unica con la Francia ad aver superato i livelli produttivi pre-crisi»

«Come per l’Italia e gran parte dei paesi europei - ha detto Giorgio Marsiaj, presidente dell’Unione Industriali Torino - il 2021 è stato un anno di buoni risultati anche per l’economia torinese e piemontese. L’Italia è l’unica con la Francia ad avere superato i livelli produttivi pre-crisi. Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto importanti attestazioni di apprezzamento da parte dei massimi vertici europei e il più autorevole settimanale economico del mondo, The Economist, ha definito l’Italia “paese dell’anno”, citando l’opera di Mario Draghi. La brillante ripresa del 2021 non deve però far dimenticare come dalla crisi finanziaria del 2008 fino a tutt’oggi, l’Italia abbia accumulato un ritardo di circa 10 punti di crescita rispetto a Germania, Francia e Spagna. Non dobbiamo, quindi, abbassare la guardia».

«Per il 2022 - ha proseguito Marsiaj - tutti gli scenari di previsione sono ottimistici sia per l’economia globale, sia per l’Italia e il Piemonte. Ma allo stato attuale la verità è che l’economia globale, e quindi anche locale, resta fortemente condizionata dalla pandemia, con la variante Omicron che sta già costringendo alcuni paesi a nuovi lockdown. Altri fattori di incertezza riguardano la crescita dell’inflazione, l’escalation dei prezzi delle materie prime e dell’energia, l’impennata dei costi della logistica, la mancanza di alcuni materiali e componenti strategici come i microchip. In questo scenario, noi imprenditori torinesi dobbiamo continuare a investire nelle nostre aziende per irrobustirle e inserirle in filiere competitive che sappiano cogliere le opportunità derivanti dal Pnrr, creare lavoro e contribuire così a una maggior inclusione sociale».

 

Gay: «Guardiamo al futuro con maggiore ottimismo»

«A due anni dall’inizio della pandemia i piemontesi guardano al futuro con maggiore ottimismo - ha commentato Marco Gay, presidente di Confindustria Piemonte - Un atteggiamento positivo che, spiega un recente studio del Centro studi Luigi Bobbio, nasce dal convincimento che questa fase di grande trasformazione può creare molte nuove opportunità tramite digitalizzazione, tecnologia e Pnrr. Anche la nostra indagine congiunturale per il primo trimestre 2022 va in questa direzione, con il ricorso alla cassa integrazione che scende ancora e il tasso di utilizzo degli impianti che resta stabile. Sono dinamiche che si estendono a tutto il territorio regionale e a tutti i settori. Non possiamo però ritenerci soddisfatti, la sfida contro il Covid-19 non sarà infatti vinta finché non ridurremo le forti diseguaglianze che la pandemia ha generato: serve una crescente attenzione verso l’inclusione, di genere ed anagrafica, che metta al centro formazione, riqualificazione professionale e trasformazione digitale delle aziende e delle filiere».

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La sintesi dei dati

Per l’inizio del 2022, il 26% delle aziende prevede un aumento della produzione, contro il 10% che si attende una diminuzione: il saldo, pari a +15,8 punti percentuali, diminuisce di 5 punti rispetto a settembre. Trend analogo per gli ordinativi, con un saldo del 14,9% e un calo di circa 6 punti rispetto alla scorsa rilevazione. Cala l’export, con un saldo ottimisti-pessimisti pari all’1,2% (-6,6 punti), che risente delle nuove restrizioni anti-Covid messe in atto in alcuni paesi. Buon andamento per gli investimenti, grazie alle risorse messe a disposizione dal PNRR: sono quasi il 30% le aziende con programmi di spesa di un certo impegno. Il ricorso alla cassa integrazione interessa il 10% delle imprese, in calo di 2,2 punti percentuali rispetto a settembre, segno di una buona ripresa delle attività e un graduale ritorno ai livelli pre-crisi.

Stabile il tasso di utilizzo di impianti e risorse, tornato sui valori medi di lungo periodo. Indicazioni positive, sia pure con sfumature diverse, vengono sia dalle imprese medio-grandi (oltre 50 dipendenti) che da quelle più piccole (sotto i 50 addetti).

A livello territoriale, le previsioni si mantengono positive in tutte le aree, con lievi dissonanze nel valore dei saldi ottimisti-pessimisti. Nelle previsioni del primo trimestre 2022, per quanto riguarda la produzione,Alessandria registra un saldo ottimisti-pessimisti del +20,8%, superiore ai saldi registrati in tutto il 2021. Per la provincia di Asti si rileva un saldo del 21,6%, di 17,4 punti inferiore a quello di settembre, ma ancora fortemente espansivo. Bene anche Biella che, dopo anni difficili, dal terzo trimestre 2021, grazie alla ripresa del comparto tessile, ha ricominciato a crescere (saldo ottimisti-pessimisti +18,8%). Attese favorevoli si registrano nel Canavese (+25%), con previsioni di produzione superiori alla media regionale e un sensibile miglioramento rispetto alle previsioni di settembre (+11,5 punti percentuali).

La provincia di Cuneo archivia un 2021 di ripresa, con indicatori sempre positivi e attese per il primo trimestre 2022 pari a +15,7% (in calo di 11 punti percentuali rispetto a settembre). Anche Novara conclude un 2021 molto positivo, con indicatori spesso superiori alla media piemontese e salto del +23,3% per il prossimo trimestre (+2,5 punti rispetto alla scorsa rilevazione Torino è tra le province che fanno fatica ad uscire dalla crisi, con un saldo inferiore alla media (+11,9%) e aspettative prudenti anche per gli indicatori strutturali (CIG, investimenti...), che restano più bassi rispetto alle altre province.Verbania perde 14 punti percentuali rispetto a settembre (+8.6%), ma archivia un 2021 comunque molto positivo. Infine Vercelli risente del rallentamento generale e, per il prossimo trimestre, registra un saldo del +6,7%, di 9,9 punti inferiore a quello previsto per il quarto trimestre 2021.

 

Il manifatturiero

Nel manifatturiero, le attese per il primo trimestre 2022 sono più prudenti rispetto al terziario, con indicatori ancora positivi ma in assestamento rispetto a settembre. In particolare i saldi ottimisti-pessimisti per ordini e produzione sono pari a +12,9% e +14,1%, pur perdendo, rispettivamente, 6,7 e 7,9 punti percentuali rispetto alla scorsa rilevazione. Analogo trend per l’export, che perde oltre 8 punti. Bene, invece, l’occupazione, che guadagna quasi un punto. Si rafforzano gli investimenti, che interessano un’azienda su tre e il tasso di utilizzo delle risorse (78%).

Cala ancora il ricorso alla CIG, che ritorna ai valori pre-crisi. A livello settoriale, gli indicatori restano positivi per quasi tutti i settori.

 

Il metalmeccanico

La metalmeccanica, dopo un periodo di calo nei mesi pre-pandemici e un vero e proprio crollo durante la primavera del 2020 (primo lockdown), a partire dal secondo trimestre di quest’anno ha ricominciato a crescere, con attese sempre superiori alla media regionale. Gli investimenti del comparto crescono a ritmi maggiori, rispetto alla media regionale. Cala il ricorso alla CIG.

Bene anche la meccatronica che, dopo le severe conseguenze dovute al blocco degli impianti nel periodo del lockdown, ha recuperato la piena attività con ottime prospettive, grazie ad agevolazioni e finanziamenti previsti dal NGEU.

 

L'alimentare

Il comparto alimentare, uno dei pochi a restare in attività nella primavera del 2020, ha risentito in maniera più leggera gli effetti della pandemia; nel corso del 2021 ha registrato una crescita robusta, pur con qualche flessione dovuta a tradizionali stagionalità del comparto, come quella registrata per il prossimo trimestre, all’indomani del picco dovuto alle festività natalizie. Gli investimenti sono ai massimi, mentre la CIG è praticamente nulla.

 

L'edile

L’edilizia e il suo indotto vivono un momento di forte espansione, dovuto agli incentivi e bonus europei, che si spera non penalizzino il comparto negli anni futuri. La CIG resta un po’ più alta della media, allineati gli investimenti.

 

Le industrie di altri settori

Buona performance per le industrie varie (gioielli, giocattoli, ecc.), che archiviano un 2021 decisamente positivo. Le previsioni restano ottimiste anche per il primo trimestre del prossimo anno, con alti investimenti e ricorso alla CIG nella media.

Emblematico il caso del tessile, protagonista di una crisi che perdurava dal 2018 e che nel post-pandemia ha saputo rialzarsi e ripartire. La maggioranza delle aziende del campione, molte delle quali dell’area biellese, sono ottimiste per il prossimo trimestre e intenzionate a investire in macchinari; il ricorso alla CIG resta più alto della media regionale.

Le uniche previsioni negative interessano il comparto della gomma-plastica, che durante il 2021 ha registrato una crescita molto lenta e che per i prossimi mesi si aspetta un calo di produzione e ordini.

 

I servizi

Nei servizi il clima di fiducia rimane favorevole, con indicatori di poco inferiori a quelli osservati a settembre. Il saldo relativo ai livelli di attività è pari al 19,8%, leggermente inferiore rispetto a quello di settembre (-2,6 punti percentuali), così come il saldo relativo agli ordinativi e all’occupazione (rispettivamente pari a 19,5% e 16,7%, con una variazione di -3,2 e -0,7punti percentuali). Cala il ricorso alla CIG, crescono gli investimenti, anche se in misura inferiore rispetto all’industria. Nel corso del 2021, inoltre, si è normalizzato il tasso di utilizzo delle risorse e si sono ridotti i ritardi nei pagamenti.

A livello settoriale, le attese delle aziende del terziario sono tutte ottimistiche per il primo trimestre 2022.

Prosegue il buon momento dell’ICT, favorito, durante la pandemia, dell’implementazione dello smart working in molti settori e dai processi di digitalizzazione e transizione tecnologica, in corso di realizzazione grazie ai fondi europei. Bene gli investimenti e basso il ricorso alla CIG.

I servizi alle imprese archiviano un 2021 decisamente positivo, con attese favorevoli anche per il primo trimestre 2022. Il commercio e turismo, tra i settori più penalizzati dall’inizio della pandemia, dopo un 2021 difficile prova a ripartire, con attese inferiori agli altri comparti, ma nuovamente positive. Anche il comparto trasporti ha risentito del blocco produttivo e dei ripetuti lockdown e ancora stenta a ripartire. 

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