Giovedì 19 Maggio 2022

GIORNALE DELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA DAL 1925

L'intervista

Lo storico e giornalista Giorgio Enrico Cavallo: "Vi racconto il vero Cristoforo Colombo"

Chi era davvero il navigatore più celebre della storia?

scoperta-america-colombo

John Vanderlyn, Landing of Columbus

Colombo: l’uomo che scoprì l’America. Personaggio storico amato e inviso. Ma cosa sappiamo di lui? Dalle sue dibattute origini, alla sua cultura, sino al mistero che ancora oggi avvolge le sue spoglie: lo scrittore e giornalista Giorgio Enrico Cavallo aggiunge un tassello al grande mosaico che racchiude l’epopea del celebre navigatore. Nel saggio ‘Cristoforo Colombo – Il nobile’ (D’Ettoris Editori) Cavallo, sostenuto dal prezioso contributo del Centro Studi Colombiani Monferrini, ne ricostruisce i natali e fa luce su alcuni aspetti inediti.

Giorgio E. Cavallo

L'autore, Giorgio Enrico Cavallo

Giorgio, bentrovato. Com’è nata l’idea di scrivere questo libro dedicato a Cristoforo Colombo?

Dall’amore per la verità. Ci hanno sempre raccontato la scoperta dell’America come una specie di romanzo d’avventura. Cristoforo è presentato come un povero mozzo diventato viceré di un mondo sconfinato. Un eroe romantico che lotta contro dei fanatici in talare, tetragoni sostenitori della terra piatta; inoltre, oggi è ingiustamente calunniato come il precursore dello sterminio sistematico degli indios nella Spagna imperiale. Tutto ciò non è vero, e ho deciso di offrire ai lettori un’immagine il più possibile credibile del Colombo storico. Beninteso: il mio lavoro è ampiamente tratto dalle preziosissime ricerche svolte dal Cescom, il Centro Studi Colombiani Monferrini di Cuccaro: in vent’anni, sono stati raccolti documenti che gettano una luce nuova, e credo vera, sulla sua figura.

Le sue origini piemontesi hanno acceso un grande dibattito fra storici e genealogisti, aprendo spesso una vera e propria contesa.

Premetto che si tratta di origini monferrine e non piemontesi: i Colombo di Cuccaro erano una famiglia del Marchesato del Monferrato. Il dibattito sulla sua patria non è cosa recente ma è aperto da oltre 500 anni, perché le origini dell’Ammiraglio erano chiacchierate anche quando lui era in vita. E nella seconda metà del XVI secolo furono oggetto di un interminabile contenzioso davanti al Consiglio delle Indie, che si concluse nel 1608 con il riconoscimento formale della famiglia Colombo di Cuccaro come quella dalla quale discese lo scopritore del Nuovo Mondo.

Secondo il tribunale spagnolo, Colombo era nobile e non era un povero artigiano. È per questo che all’interno del libro è definito 'l'ultimo cavaliere medievale'?

Sì. Colombo, proprio perché di famiglia aristocratica, era imbevuto di cultura cavalleresca, un cristiano dall’animo battagliero. Per quanto ci è dato sapere, credeva nella crociata che avrebbe liberato la Terra Santa dai turchi ottomani. Uno dei motivi che lo spingevano, era quello di trovare l’oro per finanziarla.

Era dunque un cristiano fervente ma anche un uomo colto, di lettere…

Sì: un identikit poco consono al Colombo “genovese”, figlio di un oscuro artigiano. Per anni la vasta letteratura in materia, affascinata dalla sicurezza ostentata da Paolo Emilio Taviani, ha creduto nel Colombo che avrebbe studiato in una scuolina professionale in vicolo Pavia a Genova. Il Colombo storico dimostra una buona padronanza del latino ed ha una buona formazione umanistica. Ha una grafia ordinata e pulita, disserta di teologia. Vorrei sinceramente scoprire in quale scuolina professionale del XV secolo si insegnasse così bene. In realtà, Colombo studiò all’università di Pavia, come rivelò il figlio Fernando. È uno dei pochi punti fermi che abbiamo circa la sua giovinezza, il resto è avvolto nel mistero.

Anche il luogo dell'effettiva sepoltura è incerto...

Infatti. Non si sa bene dove siano custoditi i suoi resti mortali, perché anche le sue spoglie hanno fatto la spola da una costa all’altra dell’Atlantico. L’eroe risposa a Siviglia o a Santo Domingo? Il povero Colombo non ha avuto pace in vita e non l’ha avuta nemmeno da morto. Spero che, alla fine, il lavoro dei ricercatori del Cescom (e in minima parte il mio) abbia permesso di dissipare alcuni dubbi, rendendo onore alla sua memoria.

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