Martedì 04 Ottobre 2022

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Dossier Spinetta

Falda in sofferenza da inquinanti: Solvay spiega i dati di Arpa

L'azienda interviene dopo la pubblicazione del report di dicembre 2021 - marzo 2022

10 Agosto 2022 ore 12:25

di Monica Gasparini

Falda in sofferenza da inquinanti: Solvay spiega i dati di Arpa

SPINETTA MARENGO - Le acque di falda sono costantemente monitorate, Solvay spiega i risultati delle Campagne di monitoraggio pubblicate nei giorni scorsi da Arpa. 

"I continui monitoraggi confermano un costante e significativo miglioramento dello stato qualitativo delle acque di falda - spiega l'azienda - Il Piano di interventi, messo a punto e concordato con gli Enti, procede verso il progressivo raggiungimento degli obiettivi prefissati. Solvay applica le migliori tecnologie in costante dialogo con gli Enti trimestralmente, da diversi anni, Arpa compie il monitoraggio delle acque di falda presso il polo chimico di Spinetta Marengo e i risultati vengono puntualmente resi pubblici.

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Per ottenere una lettura corretta dei dati forniti da Arpa, relativi alle campagne di dicembre 2021 e marzo 2022, occorre contestualizzarli - spiega l'azienda in un lungo comunicato - (e integrarli con i numerosi dati forniti periodicamente agli Enti da Solvay) in relazione alle condizioni idrogeologiche e ai numerosi interventi in atto".

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Evoluzione cronologica

"Anche i dati relativi alle campagne di dicembre 2021 e marzo 2022 – correttamente letti nella loro evoluzione cronologica – concludono per un significativo e progressivo miglioramento della qualità dell'acqua di falda all’esterno del polo chimico, con un trend di complessiva e costante decrescita dei livelli di contaminazione dei composti rappresentativi della contaminazione storica. Dal 2009 ad oggi, si conferma la riduzione di oltre il 90% dei solventi clorurati all’esterno del sito, e una riduzione della concentrazione media di cromo esavalente nell’acqua di falda all’esterno del sito di oltre il 60%, raggiungendo così il minimo storico.

In proposito, i risultati hanno messo in evidenza che alcuni dei piezometri storicamente più contaminati a valle dell’area di cattura della barriera, hanno mostrato il raggiungimento delle concentrazioni minime storiche o comunque tra le più basse delle serie storiche per i contaminanti tra i più rappresentativi, quali ad esempio Cloroformio e Tetracloruro di Carbonio. Per dare contezza della riduzione delle concentrazioni, a titolo di esempio, si osservi come i tenori rilevati siano stati ridotti fino a oltre 20 volte, rispetto al passato, sia per il Cloroformio sia per il Tetracloruro di Carbonio.

In questo contesto, l’assoluta efficacia della barriera idraulica1 - continuano gli esperti aziendali - è dimostrata dalle risultanze dei monitoraggi, che nel loro complesso ne confermano la tenuta, e dalle misurazioni mensili del livello di falda, che mostrano un’area di cattura particolarmente estesa ben oltre i confini del sito e un positivo effetto di richiamo delle acque da valle verso lo stabilimento.

È importante sottolineare che la presenza di contaminanti “lungo la direzione del deflusso di falda ben oltre l’area di influenza della barriera idraulica” è esclusivamente indice della persistenza delle contaminazioni storiche e non dell’inefficienza della barriera stessa.

Valori di cC6O4

"Per quanto riguarda i valori massimi di cC6O4 rilevati da ARPA nel livello superficiale della falda (Livello A), è utile specificare che si riferiscono ad un singolo punto all’interno di una limitata area dello stabilimento, peraltro oggetto di uno specifico trattamento.

Nel livello intermedio della falda (Livello B), in relazione ai solventi clorurati e al PFOA, all’esterno del sito nell’area di valle, è vero che sono presenti concentrazioni medie maggiori rispetto a quelle presenti all’interno, ma questa è la chiara evidenza della presenza di una contaminazione pregressa nelle aree esterne e dell’assoluta attuale ininfluenza del sito e delle sue attività. A
ulteriore conferma, si sottolinea l’assenza di cC6O4 nei piezometri esterni e la sola presenza di contaminanti storici.

Tale situazione è dovuta all’azione sinergica - continuano - di tutti i pompaggi presenti all’interno del sito.

Per quanto riguarda i livelli profondi della falda (Livello C e Livello V), i dati di dicembre 2021 e marzo 2022 confermano per entrambi l’ottimo stato qualitativo delle acque, anche grazie al fatto che questi livelli sono naturalmente protetti da strati a bassissima permeabilità.

I dati riportati da Arpa si riferiscono ad un unico piezometro del Livello V che, come peraltro noto da tempo agli Enti, non risulta in alcun modo rappresentativo della qualità delle acque del livello profondo della falda e che, pertanto, è stato oggetto di un complesso intervento di manutenzione.

Infine, per quanto riguarda l’area esterna allo stabilimento, aderendo volontariamente al progetto pur in assenza dell’identificazione del responsabile della contaminazione esterna, in coordinamento e collaborazione con gli Enti, Solvay ha avviato il Piano per la Bonifica dei terreni all’esterno dello stabilimento.

Per il “Progetto di Messa in Sicurezza Operativa e primi interventi di Bonifica”, Solvay ha già speso oltre 36 milioni di euro e approvato finanziamenti per altri 29 nei prossimi anni. Per la bonifica del polo chimico di Spinetta Marengo vengono applicate le migliori e innovative tecnologie disponibili.

Impegno concreto

"La sostenibilità, per Solvay, è un impegno concreto per il quale continua ad investire. Infatti, raggiunge l’importo complessivo di 40 milioni di Euro, che ha una ricaduta importante sul territorio perché le imprese coinvolte sono per la quasi totalità locali, l’investimento di Solvay per due progetti prossimi all’avvio che nello stabilimento di Spinetta Marengo contribuiranno al miglioramento ambientale e che porteranno l’attuale efficacia dei sistemi di trattamento delle acque alla rimozione pressoché totale dei PFAS.

Se le performance richieste a livello Europeo sono dell’80%, gli attuali valori di rimozione a Spinetta Marengo con le Migliori Tecnologie Disponibili BAT (Resine a Scambio Ionico e Carboni Attivi) già in utilizzo sono superiori al 99% e, con i nuovi impianti, si potrà raggiungere il cosiddetto “zero tecnico” (prossimo al 100%)".

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