Lunedì 16 Maggio 2022

GIORNALE DELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA DAL 1925

LO PSICOLOGO DI FAMIGLIA 2.0

Che fine ha fatto lo psicologo di famiglia?
(Seconda parte)

psicologo-terapia-famiglia-pandemia-emergenza

Venerdì su Il Piccolo usciva l'articolo “Psicologo di base – utile per vivere con meno pillole”. Giordano Panaro, che saluto e ringrazio, mi intervistava insieme ad altre tre stimate colleghe psicologhe. Gli spazi ridotti della carta mi induco a proseguire qui le mie riflessioni in merito.

Rimando al mio articolo "Che fine a fatto lo psicologo di famiglia" del 28 giugno scorso, dove esploravo i tentativi falliti da parte delle istituzioni di potenziare l'assistenza psicologica pubblica.

Sono passati 6 mesi e siamo ancora in alto mare. Purtroppo.

Ripartiamo dalla recente bocciatura del bonus psicologo. Perché ha destato tanto sdegno nella comunità scientifica e nei cittadini? È partita una petizione spontanea che ha raccolto più di 200.000 firme nel tentativo di far tornare il Governo sui propri passi. Inutile, la legge di bilancio 2022 mette un punto definitivo al bonus per chi ha disturbi psichici e per le famiglie in difficoltà, pur confermando i finanziamenti alle scuole per proseguire con il supporto psicologico a bambini, ragazzi e personale.

Nel Decreto Sostegni Bis infatti vengono confermate le iniziative a sostegno del benessere e della salute psicologica di bambini ed adolescenti nelle scuole, non sempre attivate in modo puntuale da tutti i Dirigenti, che faticano ad organizzare e a rendicontare le attività previste.

Care Istituzioni, duole affermare che tali misure sono purtroppo insufficienti. Credo che tale consapevolezza sia riconducibile al quadro destabilizzante che si palesa davanti agli occhi non solo di specialisti e di addetti ai lavori ma che preoccupa genitori, insegnanti, la comunità tutta. Parlo del crescente disagio psichico di bambini, adolescenti, coppie, famiglie, anziani delle RSA, operatori sanitari, che in particolare in questi ultimi due anni sono stati sottoposti a lockdown, isolamento sociale, conflitti di coppia, DAD, solitudine, burnout.

Queste sono le tematiche che ogni giorno entrano in studio.

L’onda lunga della pandemia da Covid ha prodotto notevoli ricadute sulla salute mentale. In questi lunghi mesi, centinaia di indagini sono state condotte a livello internazionale per quantificare gli effetti negativi che il Covid sta avendo sul benessere psicologico.

Autorevoli studi - Centro Clinico di psicologia di Monza; Ospedale Gaslini di Genova - ci ricordano che sono aumentati in bambini ed adolescenti durante i lockdown i disturbi d'ansia, del sonno, l'iperattività, la depressione. La limitazione dell'attività motoria, in classe e a casa, l'utilizzo costante di mascherine, con i conseguenti problemi respiratori, stanno generando profonde ferite interiori, oltre che danni psicofisici.

Tutte le ricerche scientifiche svolte nell’ultimo anno sono concordi nell’indicare che la pandemia e le misure di quarantena stanno seriamente impattando la salute mentale.

Il CNOP (consiglio nazionale ordine psicologi) ci dice che è in aumento la domanda di psicologia e psicoterapia del 40%, nel contempo il 48% dei pazienti interrompe il trattamento per motivi economici. Ricordiamoci che gli ultimi due anni hanno altresì generato una profonda crisi socioeconomica nel paese.

La risposta non può sicuramente essere estemporanea, come un bonus psicologo erogato una tantum, ma sarebbe stato un segnale importante erogarlo. Ancora di più diventa necessario lavorare in modo strutturato istituendo percorsi continuativi gestiti dal SSN, dove lo psicologo di base appunto diventa parte integrante dell'equipe medica territoriale. Campania e recentemente la Lombardia, e ora la Toscana, sono partite o stanno partendo in questa direzione, autonomamente.

Non è più il tempo di mettere pezze alla salute mentale. Dobbiamo dichiararlo tutti a gran voce. Siamo ancora troppo lontani dal comprendere che, accanto ad un emergenza sanitaria esiste un'emergenza psicologica. E siamo lontani dal prendercene carico seriamente.

Personalmente, operando nel privato, per andare incontro alla richiesta di contenimento costi di alcuni pazienti in difficoltà, oltre a non aver applicato alcun "rincaro bollette" , in controcorrente al momento attuale, propongo sedute on line a prezzi contenuti.

La terapia online è da anni in campo ma in precedenza poco utilizzata, ora rappresenta una buona soluzione alternativa in momenti di lockdown duro, piuttosto che durante quarantene per casi di positività o anche durante la DAD, poiché consente ai genitori con figli a casa di collegarsi comunque con il terapeuta piuttosto che perdere la seduta.

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