Società
La notizia della buonanotte
Da Muhammad Ali a Cathy Freeman, ecco chi, nelle Olimpiadi recenti, ci ha più emozionato
5 Febbraio 2026
ore
23:00
ALESSANDRIA - Nella storia recente dei Giochi Olimpici, il momento dell’accensione del braciere è diventato molto più di un rito protocollare: è una scelta simbolica, capace di raccontare un’epoca, un Paese, un messaggio al mondo. Per questo i tedofori finali delle ultime edizioni sono spesso figure iconiche, scelte non solo per i loro successi sportivi ma per ciò che rappresentano. Uno dei momenti più potenti resta Atlanta 1996, quando Muhammad Ali , visibilmente segnato dal Parkinson, accese il braciere sotto gli occhi commossi del mondo. Non fu solo un omaggio al più grande pugile di sempre, ma un inno alla dignità, alla resilienza e al coraggio umano oltre lo sport. Cathy, tedofora a Sydney A Sydney 2000 la scelta cadde su Cathy Freeman , atleta simbolo dell’Australia e della riconciliazione con le popolazioni aborigene. La sua corsa con la torcia e l’accensione circondata dall’acqua raccontarono un Paese che voleva guardare avanti, attraverso lo sport. Ad Atene 2004, culla dell’Olimpismo, il braciere fu acceso dal velista Nikolaos Kaklamanakis , campione olimpico e volto popolare in Grecia: un ritorno alle origini, affidato a un atleta moderno ma profondamente legato alla tradizione. Da Pechino a Rio A Pechino 2008 il ginnasta Li Ning , sospeso nel vuoto dello stadio, incarnò la potenza spettacolare e tecnologica della Cina contemporanea. Londra 2012, invece, spiazzò tutti: niente grande star, ma sette giovani atleti , simbolo del futuro e della continuità olimpica. A Rio 2016 fu Vanderlei de Lima , maratoneta brasiliano ricordato più per la sua correttezza che per le vittorie, a incarnare i valori puri dello sport. Tokyo 2021 scelse Naomi Osaka , giovane, globale, multiculturale, volto di un’Olimpiade proiettata nel presente e nel futuro. Ogni tedoforo, in fondo, accende molto più di una fiamma: illumina un’idea di mondo.