Politica
Il caso
Il movimento critica il Governo per il trasferimento previsto di circa 200 detenuti legati alla criminalità organizzata. Preoccupazione per il futuro dei progetti di reinserimento e per il mancato confronto con le istituzioni locali
31 Ottobre 2026
ore
18:34
ALESSANDRIA – Una decisione presa senza coinvolgere la città, che rischia di compromettere oltre quarant’anni di lavoro tra carcere e territorio. Anche DemoS Piemonte interviene sulla riorganizzazione del carcere di San Michele . Destinato ad accogliere circa 200 detenuti legati alla criminalità organizzata e sottoposti al regime del 41-bis . Il movimento contesta soprattutto il metodo seguito dal Governo, denunciando l’assenza di un confronto preventivo con le istituzioni locali e con le realtà che operano all’interno dell’istituto penitenziario. Secondo DemoS Piemonte , una trasformazione di questa portata avrebbe richiesto un percorso condiviso. Capace di valutare le conseguenze per Alessandria prima dell’attuazione del provvedimento. La questione, sostiene il movimento, non riguarda soltanto la riorganizzazione del sistema carcerario, ma anche il rapporto tra lo Stato e una comunità direttamente interessata dalle sue decisioni. Alessandria, secondo questa posizione, non può essere considerata una semplice destinazione di scelte assunte altrove, senza poter contribuire alla valutazione delle ricadute sul territorio. A rischio quarant’anni di reinserimento Tra le principali preoccupazioni espresse da DemoS figura il futuro delle attività educative, formative e lavorative sviluppate nel carcere di San Michele. Nel corso di oltre quattro decenni, associazioni, volontari ed enti locali hanno costruito relazioni con l’istituto. Promuovendo iniziative rivolte alle persone detenute e favorendo opportunità di reinserimento sociale. Per il movimento, il cambiamento della destinazione dell’istituto rischia di incidere su questo patrimonio di esperienze. Da qui la richiesta di valutare come garantire, dove possibile, la continuità dei progetti e dei rapporti con il mondo associativo. Il confronto mancato con il sindaco Abonante DemoS richiama inoltre la richiesta del sindaco Giorgio Abonante di incontrare il ministro della Giustizia Carlo Nordio . In modo da discutere le conseguenze della riorganizzazione e consentire alla città di prepararsi ai cambiamenti. Secondo la ricostruzione del movimento, la proposta non avrebbe trovato accoglimento. Un altro tema ancora aperto riguarda il carcere Don Soria , l’altro istituto penitenziario alessandrino. Per il quale erano state avanzate ipotesi di riqualificazione che, secondo DemoS, non hanno avuto seguito. Il ruolo di Provincia e Regione Le critiche del movimento coinvolgono anche Provincia e Regione Piemonte , chiamate in causa per l’assenza, secondo DemoS, di una strategia condivisa con il Comune. La riorganizzazione del carcere, sottolinea il movimento, comporta questioni che riguardano la sicurezza, i servizi, l’organizzazione penitenziaria e il rapporto con la comunità. Per questo DemoS ritiene necessario un confronto tra i diversi livelli istituzionali, affinché Alessandria possa partecipare alla definizione delle risposte necessarie.