Domenica 21 Aprile 2019

Storia

L'arte della cartellonistica ad Acqui

L'arte della cartellonistica ad Acqui

Ad Acqui Terme non scendono più a ”passare le acque”, a “fare i fanghi”, a disputarsi i favori di diafane contessine o di effervescenti regine del cafe-chantant, monumenti della Belle Epoque come Federico Caprilli, Giacomo Puccini, Gabriele D’Annunzio o Emanuele Bricherasio né, dopo la fine della prima guerra mondiale, Umberto di Savoia col suo aristocratico entourage, Josephine Baker coi suoi inguaribili adoratori, ministri, attaches, diplomatici ed ambasciatori di mezza Europa, raffinati intellettuali, artisti, gerarchi o frondisti del regime fascista come Margherita Sarfatti, Mario Sironi, Curzio Malaparte, Mino Maccari, Dino Grandi, Pietro Badoglio, Luisa Baccara, Arturo Martini, Marcello Piacentini e nemmeno Amedeo Nazzari, Luisa Ferida, Osvaldo Valenti, Alida Valli, Carlo Dapporto, Wanda Osiris o altri divi e tombeurs de femmes che negli anni venti e trenta facevano sognare ed impazzire mezza Italia.
Al turismo ed al termalismo d’élite si è andato sempre più sostituendo, specialmente negli ultimi settant’anni, un termalismo riabilitativo e sociale, un turismo culturale, ambientale ed enogastronomico, che certo non possono riportare Acqui, una delle indiscusse capitali delle villes d’eaux internazionali a fine 800 ed in epoca fascista, ai fastigi ed allo charme di ottant’anni fa ,anche se la clientela curiosa, ricca e cosmopolita trova ancor oggi la sua adeguata sistemazione in un complesso ricettivo di alberghi a quattro stelle, affascinanti, evocativi, alcuni dal gusto retrò ed in sofisticate SPA, come la fumigante “Lago delle Sorgenti”, nel quartiere delle Vecchie Terme.
Una certa nostalgia suscita, avendo Acqui l’orgoglio di una piccola capitale, che onora, valorizza e difende una bimillenaria storia ed un grande passato, la locandina litografica ottocentesca, con ottantaquattro paesi e città che facevano parte in epoca napoleonica e sabauda ( dal 1729 al 1860) della vecchia provincia di Acqui, con delineati gli archi dell’Acquedotto Romano e molti simboli della sua eccellente e rinomata enogastronomia.

Il primo manifesto che porta in tutta Europa il nome di Acqui e delle sue Terme è una grande affiche in perfetto Jugendstil, sia per la parte grafica che artistica, di inizio novecento, siglato da G. Pizzirani, con la celebre fontana della Bollente fra due alberelli fioriti, con sopra la scritta latina Vi e Vita.
Di un grazioso Art Noveaux è l’acquerello della locandina dell’Esposizione di Acqui di Industria, Igiene ed Alimentazione del giugno - luglio 1907, usato per realizzare i raffinati diplomi da consegnare ai migliori Espositori, cui andavano altresì medaglie d’oro, d’argento e di bronzo.
Rimpianto suscitano le etichette liberty e déco dei grandi alberghi termali di Acqui, da applicare su valigie e bauli di chi si metteva in viaggio per raggiungere una delle più internazionali e mondane stazioni di soggiorno della vecchia Europa. Significativi del respiro elegante e dell’appeal delle vacanze acquesi in epoca fascista sono alcuni cartoncini, locandine e cartoline in cromolitografia in francese, inglese e tedesco. Degno di un mago della comunicazione è quello con la cartina dell’Europa e dell’intero Mediterraneo con i vari percorsi marittimi, ferroviari e stradali e la dizione “All road lead to Acqui (Italy). 27 hours from London”.
Per restare nella cartellonistica fra l’art craft ed il déco, raffinati i manifesti e le locandine di alcuni celebri brand acquesi di inizio novecento, come il cognac di Gio.Baralis e figlio, con un bevitore in monocolo che sorseggia in salotto quel celebre distillato o l’Acquavite Moscato uso Cognac della Premiata Distilleria Reimandi, con un signore coi baffi, che degusta beato quel liquore di alta gradazione.
Stampati dalla Sten di Torino nel 1927 sono il manifesto litografico e la locandina, firmati da Lupa (Luigi Paradisi 1887-1954),con la onnipresente Bollente fra alti vapori, gli Archi Romani e la scritta Terme di Acqui, aperte tutto l’anno.
La definitiva consacrazione internazionale dell’eccellenza del turismo e del termalismo ad Acqui si avrà con la grande piscina natatoria di acqua termale, lunga 123 metri e larga 60, la più grande in assoluto d’Europa, dotata di trampolini per tuffi da 5 e 10 metri, inaugurata ufficialmente il 12 giugno 1932, con spettacolari festeggiamenti sportivi e mondani.
Fotografi e cineoperatori di vari cinegiornali mondiali e gli inviati speciali di grandi quotidiani italiani ed europei scriveranno ammirati che, non solo a Milano e Torino o all’allora erigendo Foro Italico a Roma, ma neanche a Parigi, Berlino e Londra, si poteva trovare una struttura di quelle dimensioni, così all’avanguardia, dotata di tutte le attrezzature più moderne, eleganti e raffinate.
Ad entrare nella storia della grafica e del collezionismo saranno tre affiches, realizzate da un allora giovane Filippo Romoli (1901- 1969),stampate dalla Barabino & Greve. Il primo di questi tre capolavori dell’estetica déco è del 1932, non firmato, e reca in alto la scritta “ Acqui Terme,la più grande piscina d’Europa”, con bagnanti che si tuffano dai trampolini, sullo sfondo l’inconfondibile profilo della casa da gioco Casinò Kursaal, chiusa ed abbattuta nel dopoguerra.
Nel secondo manifesto,altrettanto raro e graficamente impeccabile, del 1933, Filippo Romoli dipinge bagnanti in costume sullo sfondo azzurro dell’acqua, su cui galleggiano imbarcazioni a vela ed a remo e la scritta “Acqui” in alto e “La grande piscina termale “ in basso.
Firmato in alto l’altrettanto eccezionale esemplare di Romoli per il “Concorso Internazionale di Eleganza per Automobili di Acqui” del 23 luglio 1933, con una grafica modernissima, estetizzante, in parte futurista ed un taglio spaziale raffinato e sapiente. L’anno prima, per il II Auto-Raduno di eleganza per automobili del 24 luglio 1932 (X dell’Era Fascista) era stata realizzata in fusione d’argento e smalti policromi una speciale targhetta metallica, consegnata ai vari partecipanti.
Glamour, coloratissimi, pieni della gioia di vivere della Acqui mondana e termale fra le due guerre, questi tre manifesti sono ricercatissimi da musei e collezionisti di tutto il mondo, contesi in aste internazionali (alcuni begli esemplari sono passati sotto il martello del banditore agli inizi del duemila in alcune celebri auctions di Bolaffi), presenti in raccolte californiane ed australiane, nella Collezione di Arte Applicata del XX Secolo di Mitchell Wolfson a Miami in Florida e nella Wolfsoniana di Genova.
Di livello artistico inferiore, ma gradevoli ed accattivanti, locandine, cartoncini e cartoline di gusto déco di eccellenze enogastronomiche della prima metà del secolo, come gli amaretti di Dotto e della pasticceria Voglino, l’amaro Gamondi, le grappe ed il brandy della Sis Cavallino Rosso, il Marsala ed il vermuth di Beccaro, il cui centenario brand riuscirà ad approdare sul Carosello televisivo con la Cremidea negli anni sessanta.
Nel secondo dopoguerra inizia il lento ma inarrestabile declino nella produzione e diffusione di materiale pubblicitario di qualità della Acqui termale e mondana, ormai non più meta, se non per i Premi Acqui Storia ed Acqui Ambiente, di attrici, registi, personalità e personaggi del jet set Internazionale.
Filippo Romoli, in un periodo di rarefazione della sua ispirazione e creatività, ci consegna nel 1953 uno sciabo manifesto grigio-azzurro, stampato dalla genovese Saiga,dal titolo “Acqui Terme, Fanghi Naturali Radioattivi”, in cui un paziente nudo lascia cadere la stampella, aggrappandosi alla fonte termale.
Il canto del cigno per affiches e locandine da collezione si avrà negli anni settanta. Bello e d’autore il manifesto dell’Azienda Autonoma Stazione di Cura dal titolo “Acqui Terme per rifiorire. Fanghi naturali e turismo”, da un pastello del pittore Ennio Morlotti. L’edizione francese reca la dizione “Acqui Terme c’est le renouveau.Thermalisme et tourisme”.
L’ultima campagna grafico-pubblicitaria di grande impatto Internazionale è del 1979, firmata congiuntamente da Azienda Autonoma di Soggiorno e Cura di Acqui Terme e dall’ Ente Provinciale del Turismo di Alessandria. Manifesto e locandina riproducono in grande formato il francobollo per il primo centenario dell’edificazione del Tempietto della Fontana della Bollente, stampato in milioni di esemplari dalle Poste Italiane. La stampa in offset è tratta da una incisione a bulino su lastra d’acciaio, realizzata da Eros Donnini, incisore principe dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Italiano di Roma.

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