Venerdì 15 Novembre 2019

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Economia e lavoro

Donne artigiane d'impresa: ad Alessandria sono più di tremila

Sono 942 le attività guidate da 'under 35'

Donne artigiane d'impresa: ad Alessandria sono più di tremila

ALESSANDRIA - Sono innovative, aprono aziende o portano avanti quelle storiche attraverso il passaggio generazionale, creano opportunità di lavoro e contribuiscono a implementare la ripresa economica. In più si occupano della famiglia, hanno figli e talvolta anche nipoti. Chi sono? Le donne imprenditrici, o meglio le donne 'artigiane d'impresa' che in Italia superano il milione e mezzo e che sono aumentate del 3,3% nell'ultimo anno, posizionandole al secondo posto in Europa, solo dopo il Regno Unito. In Piemonte a trainare il lavoro indipendente femminile sono le 16.796 titolari di imprese individuali artigiane (dato relativo al II trimestre 2019). Insieme a socie e collaboratrici costituiscono in Piemonte un piccolo esercito di quasi 32mila donne d’impresa. Questo è quanto emerge dall'Osservatorio di Confartigianato Imprese Piemonte.

E ad Alessandria?
Nelle province del Piemonte- dopo Torino con 15.769 imprenditrici – ci sono Cuneo e Alessandria con più di 3mila donne d'impresa (e poi a seguire in ordine Novara, Asti, Biella,Vercelli e Verbania). Le donne superano gli uomini nella vocazione imprenditoriale, arrivando anche ad espandersi nei settori tipicamente maschili perché più giovani, istruite e hi tech. Nella provincia alessandrina sono 942 le attività guidate da giovani donne under 35.
Presenza “in rosa” che si consolida anche nei settori ad alta tecnologia con 43 imprese femminili artigiane hi tech ad Alessandria, impegnate quindi nei settori che vanno dalle telecomunicazioni alla farmaceutica, dalla produzione di software alla ricerca scientifica.

Serve un Welfare 'amico'
Le imprenditrici offrono un rilevante contributo alla ricchezza nazionale: se nelle attività indipendenti le donne italiane primeggiano in Europa, il nostro Paese rimane ultimo nell’UE per il tasso di occupazione femminile. Le imprenditrici devono fare i conti con un welfare che non aiuta le donne a conciliare il lavoro con la cura della famiglia. L’Osservatorio di Confartigianato Imprese mette in luce che la spesa pubblica italiana è fortemente sbilanciata sul fronte delle pensioni e della spesa sanitaria per anziani rispetto a quella per le famiglie e i giovani.

Tutto ciò si riflette sull’occupazione femminile e sulle condizioni per conciliare lavoro e famiglia: Confartigianato Imprese rileva infatti che il nostro Paese rimane ultimo nell’UE per il tasso di occupazione delle donne tra 15 e 64 anni: nel 2018 si attesta al 49,5% a fronte di una media in Europa del 63,3%. Fa peggio di noi soltanto la Grecia. Mentre siamo ben lontani dal primato della Svezia (76%). Per supplire alle carenze dei servizi pubblici, le donne si caricano di una notevole mole di impegni, tra cura della famiglia e attività domestiche, cui dedicano in media 3 ore e 45 minuti al giorno di lavoro non retribuito. Il valore del lavoro non retribuito delle lavoratrici artigiane autonome è pari a 3,7 miliardi.

“Le imprese rosa artigiane del Piemonte hanno saputo contrastare uno scenario economico generale in continua flessione, meglio delle imprese maschili” commenta Daniela Biolatto, presidente regionale Donne Impresa, Confartigianato Piemonte. “Le quasi 32mila imprenditrici piemontesi hanno fatto posizionare la Regione al quarto posto della classifica nazionale per il numero di donne imprenditrici, dimostrano che il tessuto imprenditoriale è forte, dinamico, innovativo”. “Purtroppo però –prosegue la Biolatto– le criticità riscontrate nel lavoro sono sempre le stesse: le imprenditrici sono divise tra responsabilità in azienda e impegni familiari. Per rivestire entrambi i ruoli occorre un’attenzione maggiore della politica nei confronti della donna che lavora e un welfare in grado di andare incontro alle esigenze al femminile”.

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