Venerdì 18 Settembre 2020

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Alessandria

Il pianto e la disperazione di Andrea Casarin in carcere: “Sono innocente”

Questa mattina ha incontrato il suo difensore, avvocato Alexia Cellerino 

Il pianto e la disperazione di Andrea Casarin in carcere: “Sono innocente”

Andrea Casarin, immagini dal suo profilo Facebook

ALESSANDRIA - A poco più di dodici ore dall’arresto per l’omicidio di Altagracia Gil Corcino, Andrea Casarin ha incontrato il suo avvocato (Alexia Cellerino) in carcere. Tra le lacrime e la disperazione, il 47enne si è dichiarato innocente. Aveva conosciuto Altagracia in una discoteca del Pavese ed avevano iniziato a frequentarsi, si erano visti tre o quattro volte. Non sapeva che facesse la prostituta. Ora non vede l’ora di chiarire la sua posizione col giudice per poter riprendere la vita con la sua famiglia, sua figlia, e il lavoro di operaio in una ditta.

L’avvocato Alexia Cellerino in questi giorni leggerà gli atti che inchioderebbero il suo assistito, quindi affronterà l’interrogatorio di garanzia che si terrà probabilmente giovedì.

Andrea Casarin ha vissuto a Spinetta Marengo, si era trasferito nel Lazio per poi stabilirsi a Zerbolò dove ieri pomeriggio è stato arrestato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale diretto dal colonnello Giuseppe Di Fonzo e dal colonnello Michele Lorusso. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è firmata dal Gip di Alessandria su richiesta della Procura (indagine condotta dal procuratore Enrico Cieri e dal sostituto Marcella Bosco).

Per i militari è lui l’autore dell’omicidio, ad incastrarlo impronte digitali e Dna rinvenuto, come emerse ai tempi delle prime indagini, anche sul nastro adesivo usato per legare la donna.

Le ultime ore di vita della donna 

Altagracia Gil Corcino morì per asfissia da costrizione e per le ferite al collo causate da punte da taglio alla vena giugulare sinistra. L’assassino, per ucciderla, usò del nastro isolante e un coltello lungo 28 centimetri (con una lama di sedici e larga, nella parte centrale, due centrìimetri e mezzo). Lo stabilì l’autopsia eseguita dal medico legale Chen Yan. Chi uccise la trentenne lasciò il coltello vicino alla corpo della vittima, con la punta sporca di sangue e custodia accando al letto. Poi alzò il volume del televisore e uscì chiudendo la porta con un giro di chiave. Era probabilmente lunedì 26 giugno 2006. Poi il nulla fino a giovedì 29 giugno quando, un’amica di Altagracia, non sentendola, diede l’allarme.

Il corpo della 30enne era disteso in diagonale sul letto, i piedi a penzoloni legati con del nastro adesivo (quello utilizzato per la carta da pacchi). Altro nastro fu trovato sul collo della vittima, e avvolto attorno al palmo della mano. Sulla ferita alla gola era deposta la federa di un cuscino.

Secondo la ricostruzione di allora, Altagracia avrebbe atteso una persona, quindi si spogliò lasciando gli indumenti (scarpe, vestito, reggiseno e slip) a terra, vicino al letto.

Cosa accadde a quel punto? Le risposte potrebbero arrivare dalle nuove indagini dei Carabinieri.

 

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