Venerdì 17 Settembre 2021

GIORNALE DELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA DAL 1925

Torino

Tre coordinatori per la "nuova" Rete oncologica regionale

Tre coordinatori per la "nuova" Rete oncologica regionale

TORINO - Sono Massimo Aglietta, Mario Airoldi e Alessandro Comandone i tre nuovi coordinatori regionali della "nuova" Rete oncologica del Piemonte e della Valle d'Aosta. L'annuncio è arrivato dall’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi, che li ha presentati ufficialmente nel corso di un evento a cui ha preso parte anche il governatore Alberto Cirio. Una scelta inedita, in controtendenza rispetto agli ultimi mesi, trascorsi sotto la guida della professoressa Franca Fagioli che, a sua volta, lo scorso marzo subentrò a Oscar Bertetto. 

«Desidero ringraziare personalmente la professoressa Fagioli per il lavoro svolto nei mesi scorsi - ha affermato l'assessore Icardi -. Il suo contributo è stato fondamentale e, nel ruolo di reggente, ha saputo portare avanti nel migliore dei modi il periodo di transizione». Nel frattempo, però, negli uffici torinesi di piazza Castello non sono mancate le discussioni su un nuovo modello organizzativo e funzionale, a fronte di una "governance" del tutto inedita. «Auguro buon lavoro ai coordinatori, anch'io non posso che ringraziare la Rete oncologica del Piemonte e della Valle d'Aosta - ha dichiarato, al momento del congedo dall'incarico, la professoressa Franca Fagioli -. Ritengo che la delibera firmata questa mattina sia molto importante anche a livello nazionale, soprattutto per le singole associazioni».

A Torino si punta soprattutto su una maggiore sinergia fra le istituzioni, gli ambiti e i presidi ospedalieri e le diverse aree territoriali. «Tutti i nostri malati dovranno essere soddisfatti - ha spiegato Aglietta (nella foto sopra), che punta molto su una crescita generalizzata sul fronte della ricerca, della clinica e della diagnostica -. In Piemonte c'è ancora troppa migrazione verso altre regioni, dobbiamo assolutamente invertire questo flusso. Per farlo è necessario lavorare a tutto campo, dalla ricerca all'assistenza sanitaria».

Gli ultimi mesi, peraltro, non sono stati semplici neanche per un ente che, stando alla graduatoria pubblicata da Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari, si attesta al vertice fra le eccellenze nazionali. «La relazione fra gli ospedale e i vari territori resta fondamentale - ha precisato Mario Airoldi (nella foto sopra), che si occuperà dell'assistenza ospedaliera -. Serve un'integrazione sostanziale, rivedendo, riorganizzando e ripensando anche i modelli attuali».

«L'ambito oncologico, in Piemonte, è ben organizzato da vent'anni - ha detto Alessandro Comandone, coordinatore delle aree territoriali -. Ora serve una forte sinergia con i medici di medicina generale. Il Piemonte ha retto bene alla spallata del "Covid" proprio perché dietro c'era una buona struttura, ma adesso bisogna rimettere "alla pari" tutti i territori sulla questione degli screening. Metterò tutto il mio impegno, in tal senso, nel prossimo triennio».

Nel corso della mattinata la dottoressa Paola Varese ha portato il saluto della Federazione nazionale del volontariato in oncologia. «Favo è nata nel 2003 proprio con l'obiettivo di offrire un ruolo di supporto alle istituzioni, non di sostituirsi ad esse. Grazie al lavoro svolto quotidianamente dai suoi 20 mila volontari, ha contribuito alla redazione del Piano oncologico nazionale. Da parte mia non mancheranno sicuramente le proposte, che ritengo siano necessarie per quello che io definisco il "rischio di impresa": dobbiamo assolutamente intercettare i bisogni della gente e rimarcare le criticità. In conclusione mi piace citare il primo punto della Carta dei valori del volontariato ("Volontario è la persona che, adempiuti i doveri di ogni cittadino, mette a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per gli altri, per la comunità di appartenenza o per l’umanità intera. Egli opera in modo libero e gratuito promuovendo risposte creative ed efficaci ai bisogni dei destinatari della propria azione o contribuendo alla realizzazione dei beni comuni", ndr), perché credo che sia fondamentale anche la "nuova" Rete oncologica regionale».

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