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Territorio

Rete anti Psa: già piantati i primi pali del lotto 5

Ad Acqui da regione Lacia a scendere a ridosso di zona Bagni per proseguire verso Strevi e Rivalta

19 Agosto 2022 ore 15:41

di Alessandro Francini

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I cinghiali nei campi alle porte di Bistagno

ACQUI TERME - Nei primi giorni di agosto sui portali dei Comuni di Acqui Terme, Strevi, Rivalta Bormida, Montaldo Bormida, Sezzadio e Predosa è stato pubblicato il documento con i nominativi dei proprietari del lotti di terreno interessati dalle procedure espropriative per l'installazione della rete anti peste suina.

I lavori del lotto 5 'Acqui-Predosa' sono già a buon punto: in alcuni comuni, infatti, hanno fatto la loro comparsa i pali su cui dovrà essere poi installata la rete. Dopo il completamento del tratto che da Ponzone arriva fino a Cavatore le rete contenitiva è giunta ora in Regione Lacia, nel territorio comunale di Acqui, «e da lì dovrebbe poi scendere verso zona Bagni, quasi a ridosso dell'Hotel Regina. Tuttavia - sottolinea il vice sindaco Alessandro Lelli - in questo modo la rete diventerebbe un po' troppo invasiva per la zona in questione. Alcune settimane fa, quindi, abbiamo proposto alla società di committenza una parziale modifica del tracciato, così da renderlo meno impattante andando a sfruttare maggiormente le barriere “naturali” o le recinzioni che delimitano le proprietà private». La proposta è al vaglio degli ingegneri incaricati, «ma siamo ottimisti».

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Anche lungo le Provinciali 195 e 197 tra i comuni di Rivalta Bormida e Montaldo sono già stati piantati i primi pali in legno. «La recinzione – commenta Claudio Pronzato, sindaco di Rivalta - è stata studiata per risultate poco impattante per il territorio, e questo è un bene. Devo dire che da parte dei privati non ci sono giunte particolari rimostranze». Per il primo cittadino rivaltese, però, rimangono i dubbi sull'effettiva efficacia dell'intervento: «Non è mia intenzione fare polemica, ma credo che con un piano di abbattimenti più efficace forse ora il problema del contenimento dei cinghiali sarebbe potuto essere meno urgente». Senza dimenticare i danni provocati dagli ungulati alle attività agricole «So di agricoltori che hanno perso anche il 40-50% del proprio raccolto, e questo significa perdere clienti e profitti. Finora ho sentito parlare solo in maniera molto marginale di incentivi per le imprese agricole, eppure le conseguenze per il settore agricolo sono un problema molto grave».

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