Upo supera il divario nelle Stem: il 63,4% dei laureati scientifici è donna
L’Università del Piemonte Orientale si distingue nel panorama nazionale: più donne nelle discipline scientifiche e maggiore regolarità negli studi. Restano criticità nel mercato del lavoro e nel pay gap
ALESSANDRIA – In un’Italia dove le studentesse ottengono risultati accademici migliori rispetto ai colleghi ma faticano ancora ad affermarsi nelle discipline scientifiche e nel mondo del lavoro, l’Università del Piemonte Orientale (Upo) si conferma un’eccezione positiva.
È stato infatti presentato il Rapporto di Genere 2026 del consorzio interuniversitario AlmaLaurea. I dati relativi al Profilo dei Laureati Upo 2024 delineano un quadro incoraggiante per l’Ateneo che opera tra Alessandria, Novara e Vercelli.
Donne protagoniste nelle Stem: Upo sopra la media nazionale
Il dato più significativo riguarda le discipline Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics). A livello nazionale, la presenza femminile in quest’area si ferma al 41,1%. All’Upo, invece, le donne rappresentano il 63,4% delle laureate e dei laureati Stem, un risultato che supera nettamente la media italiana. Un segnale importante, che racconta di un territorio e di un sistema universitario capaci di attrarre e valorizzare il talento femminile anche nei settori tradizionalmente a prevalenza maschile.
Nel complesso, la popolazione laureata dell’Upo è a forte trazione femminile. Le donne rappresentano infatti il 61,6% del totale, un dato leggermente superiore alla media nazionale. Non solo numeri, ma anche qualità del percorso. Il 64% delle studentesse Upo conclude gli studi nei tempi previsti. Confermando la tendenza nazionale che vede le donne laurearsi con maggiore regolarità (60,9% in Italia).
Occupazione e pay gap: le criticità restano
Se il percorso accademico mostra segnali positivi, il passaggio al mondo del lavoro evidenzia ancora criticità. Nelle lauree triennali si registra una sostanziale parità occupazionale: 64,8% per le donne contro il 64,6% per gli uomini.
Nelle lauree magistrali a ciclo unico e biennali, però, il divario si amplia. Il tasso di occupazione maschile si attesta al 92,1%, contro l’84,9% femminile. Un gap che riflette dinamiche socioculturali esterne all’Ateneo e che incidono sul mercato del lavoro locale e nazionale.
I dati del Rapporto di Genere 2026 si intrecciano con il Gender Equality Plan (Gep) 2025-2027 approvato dall’Ateneo a dicembre 2024. Se il rapporto AlmaLaurea rappresenta la fotografia delle disuguaglianze, il Gep si propone come strumento operativo per intervenire su welfare, conciliazione vita-lavoro, carriere, cultura organizzativa e ricerca, con azioni strategiche volte a ridurre i divari.
«Siamo particolarmente soddisfatti e orgogliosi dell’attrattività del nostro Ateneo nell’ambito delle discipline Stem – le parole del Rettore, professor Menico Rizzi –. Questo risultato non solo testimonia il crescente interesse nel nostro territorio per queste discipline. Ma è anche una risposta concreta alla richiesta di azioni e programmi da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca».