«Se un soggetto ha Pfas nel sangue, è già potenzialmente esposto alla malattia»
Il dottor Lelio Morricone, endocrinologo del Gruppo San Donato
Cronaca
Monica Gasparini  
20 Febbraio 2026
ore
10:56 Logo Newsguard
Dossier Spinetta

«Se un soggetto ha Pfas nel sangue, è già potenzialmente esposto alla malattia»

Dopo le dichiarazioni rassicuranti della Regione Piemonte per bocca di Bartolomeo Griglio, è l'endocrinologo Lelio Morricone a sollevare molte criticità

ALESSANDRIA – Le dichiarazioni rassicuranti della Regione Piemonte (per bocca di Bartolomeo Griglio) non reggono al confronto con il quadro ambientale e sanitario della Fraschetta. Sui veleni, in un’area classificata come disastro ambientale, restano più domande che risposte.

A sollevare criticità è anche un medico ambientale, il dottor Lelio Morricone, endocrinologo e diabetologo di rilievo del Gruppo San Donato, che richiama l’attenzione su dati epidemiologici e studi scientifici che indicano rischi non trascurabili per la salute della popolazione esposta all’inquinamento provocato dai Pfas (sostanze chimiche eterne) e da altri veleni conseguenza di produzioni industriali.

Dottor Morricone: Pfas, quanto sono pericolosi?

Il rapporto causa effetto (Pfas-malattia) è già stato dimostrato in altre zone, è difficile dire che non valga a Spinetta. Lo studio del Veneto con il campionamento delle acque potabili per la prima volta ha documentato in maniera certa la correlazione con le malattie cardiovascolari.

Che cosa provocano?

Ci sono tre aspetti diversi. Il primo: sono interferenti endocrini. Queste sostanze, per un discorso complesso, per la loro stessa natura chimica sono in grado di interferire con diverse ghiandole endocrine e con la produzione di alcuni ormoni. Le più interessate dalla letteratura di tutto il mondo sono la tiroide da una parte e le gonadi (ovaio e testicolo). Ci sono alterazioni che conseguono a questo tipo di interferenza che riguardano il funzionamento della tiroide, senza contare il potenziale effetto oncogenico. Interferendo con i recettori degli estrogeni (sesso femminile) e degli androgeni (sesso maschile) possono contribuire, per esempio, a creare alterazione dello sviluppo puberale e naturalmente avere ripercussioni sulla fertilità. È dimostrato che la fertilità nelle zone con alta concentrazione di Pfas è ridotta, compromessa. Altra componente certa è l’effetto sul metabolismo lipidico. In altre parole, queste sono sostanze certamente in grado di aumentare il colesterolo. Quindi, di aumentare il rischio cardiovascolare delle persone: non solo, attraverso meccanismi indiretti, l’esposizione a queste sostanze aumenta comunque gli eventi cardiovascolari (ad esempio, infarti e ictus). Terzo aspetto: tutto il problema legato all’oncogenesi. Al fatto che, laddove c’è stata esposizione ai Pfas, c’è evidenza di un’aumentata incidenza di tutta una serie di neoplasie. E ciò è coerente con tutta una serie di studi epidemiologici fatti da Arpa e Asl. Questi sono tre aspetti sicuri.

Rapportiamolo alla Fraschetta…

Gli studi epidemiologici di Arpa e Asl non hanno lo scopo di rilevare un rapporto causa-effetto tra esposizione in loco e malattie. Finalmente pare che la “terza fase” degli studi arriverà anche a ricercare tale correlazione. Tuttavia, molti studi fatti in altre realtà hanno dimostrato che il rapporto causa-effetto dell’esposizione esiste ed è dimostrato scientificamente. Parrebbe pertanto piuttosto curioso che ciò non venga a valere per la zona della Fraschetta. Poi c’è tutta un’altra serie di elementi in fase di studio, molto interessanti dal mio punto di vista. C’è un rapporto di rischio di sviluppare l’obesità. C’è un rapporto col rischio di sviluppare il diabete, e quindi malattie metaboliche in senso lato. A questo, va aggiunto un problema a monte, che è l’effetto sullo sviluppo del feto. Un maggior rischio di aborto spontaneo o lo sviluppo del feto che può comportare malformazioni. E il basso peso alla nascita, altra cosa dimostrata. Quindi, ci troviamo di fronte a una serie di fattori incontrovertibili.

Quali sono le matrici d’esposizione?

Bisogna considerare, in quanto oggetto di pubblicazione, che i Pfas sono stati sicuramente trovati nell’acqua. Anche a livello del polo chimico. La matrice aria: inizialmente non la si riteneva importante, invece lo è. Il contatto può avvenire con l’acqua e i cibi contaminati in gestione. E poi con l’aria, per inalazione. Noi abbiamo delle certezze sotto tale punto di vista. Qui, li hanno trovati. Il fatto che ci siano è un ulteriore elemento che in qualche modo può essere correlato all’aumento di queste patologie. Ricordiamo che ci sono, ad esempio, +22 per cento (rispetto ad altre zone della provincia, ndr) di malattie endocrine, malattie del sistema nervoso e oltre il 50 per cento di cardiovascolari.

Ai Pfas si aggiungono altri veleni…

Ci sono tanti inquinanti individuati nell’area industriale. Questo non significa che è meno improbabile ammalarsi. Nel terreno sono stati rilevati cromo, arsenico, piombo, Ddt, idrocarburi e cloroformio (anche nelle cantine). Che queste sostanze siano pericolose, e classificate come tali, è cosa stra-nota. Cloroformio nell’aria? C’è, ancora una volta, un rischio maggiore di esposizione. È una sostanza pericolosa…

C’è un’ordinanza che consiglia di non scendere nelle cantine…

Un’indicazione di questo tipo quanto può essere utile? Ricorda molto quelle che vengono date quando c’è un incendio in discarica. E si dice che è meglio non aprire le finestre. Sono quelle cose che, evidentemente, tentano di mettere un tappo ad una falla gigantesca. Non ha molto senso.

Tornando ai Pfas, gli studi dunque ci sono...

Ci sono studi fatti in altre zone, come quello pubblicato nel 2024 in Veneto secondo cui il rapporto causa-effetto è dimostrato: c’è una associazione tra l’esposizione, la mortalità per tutte le cause, per patologie tumorali e per malattie cardiovascolari.

Per i cancerogeni esiste una dose soglia? E quando ci sono più inquinanti?

Quando parliamo di sostanze cancerogene, il concetto di dose soglia non esiste. Se sei esposto, sei esposto. L’associazione di più inquinanti comporta un effetto sinergico. La presenza di più fattori inquinanti potenzia, per così dire, il ruolo del singolo elemento. Il fatto che ci siano più inquinanti è verosimilmente correlabile a un effetto sinergico e quindi a un potenziale rischio per la salute che viene moltiplicato.

Che consiglio darebbe agli amministratori?

Se sappiamo che c’è una zona già fortemente inquinata, per cui è probabile che vi siano delle patologie correlate a questo inquinamento e noi dimostriamo che simili sostanze continuano ad essere emesse, un amministratore dovrebbe chiudere questo tipo di produzione. In modo da evitare di compromettere la salute di centinaia di migliaia di individui. Attraverso la Bat (Best available technology) sarebbe possibile probabilmente disporre di impianti sicuri con abbattimento quasi a zero delle emissioni: ciò, tuttavia, prevede costi molto alti, che le industrie non vogliono accollarsi, considerandoli elementi che vanno a discapito dei loro profitti.

E poi?

Il secondo consiglio è di aumentare comunque tutte le procedure sanitarie a tutela dei soggetti esposti. E non si tratta di prevenzione, ma di diagnosi precoce. Perché se un soggetto ha Pfas nel sangue, vuol dire che è già potenzialmente esposto alla malattia. La prevenzione è impedire l’esposizione alla sostanza. Dal momento in cui c’è l’esposizione, si può fare una diagnosi precoce. Ed è naturalmente vero che riuscendo a individuare le patologie a uno stadio embrionale, si riesce fin da subito ad intervenire nel tentativo di evitare che diventino più gravi.

Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione