PFAS, la Regione valuta di rafforzare la presa in carico sanitaria
Cronaca
Monica Gasparini  
31 Maggio 2026
ore
09:49 Logo Newsguard
Dossier Spinetta

PFAS, la Regione valuta di rafforzare la presa in carico sanitaria

Quando si parla di risultati che in linea generale confermano quelli già emersi, realmente, cosa significa? Qual è la situazione sanitaria di chi ha Pfas nel sangue? E quanto è pericolosa? Oltre alla presa in carico di chi è positivo ai Pfas, come si interromperà l'esposizione?  Domande che porremo alla task force 

SPINETTA MARENGO – PFAS: riunita la task force regionale. La Regione valuta il rafforzamento del percorso di presa in carico e conferma un nuovo incontro con cittadini e associazioni.

L’incontro si è tenuto venerdì scorso, 29 maggio, per seguire le attività di biomonitoraggio e di presa in carico sanitaria della popolazione residente nell’area di Spinetta Marengo e nelle altre zone interessate da contaminazioni significative da PFAS.

Secondo quanto riferito, i nuovi dati confermano, in linea generale, il quadro già emerso nelle precedenti rilevazioni.

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Rafforzare il percorso

Nel corso della riunione sono state approfondite le possibili evoluzioni del progetto di presa in carico sanitaria. Alla luce dei nuovi risultati disponibili, la task force ha infatti valutato l’ipotesi di rimodulare e rafforzare il percorso già avviato, con l’obiettivo di migliorare ulteriormente l’accompagnamento sanitario dei cittadini, soprattutto in una prospettiva di medio e lungo periodo.

«Abbiamo sempre detto che l’impegno della Regione su Spinetta Marengo sarebbe proseguito con serietà, trasparenza e attenzione alla salute dei cittadini – sottolinea l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi – Per questo motivo la task force regionale ha valutato gli ultimi risultati disponibili per capire se e come rafforzare ulteriormente il percorso di presa in carico. Accanto a questo, per sottolineare proprio la nostra massima attenzione, come promesso, i cittadini potranno ora effettuare prelievi e analisi al laboratorio di Tossicologia dell’Università di Torino, alla Città della Salute e della Scienza – CTO, secondo il tariffario che sarà predisposto».

«Il biomonitoraggio regionale – prosegue l’assessore – ha consentito di raccogliere una mole di dati importante e di impostare un modello di lavoro che non si limita alla singola analisi, ma guarda alla protezione sanitaria nel tempo. I risultati, che in linea generale confermano quelli già emersi, sono stati valutati dai tecnici e dai professionisti della task force con il massimo rigore, anche per verificare eventuali correttivi al progetto di presa in carico».

La Regione ricorda che sono stati oltre 900 i cittadini arruolati nel percorso di ricerca dei PFAS e che più di 600 hanno già ricevuto i risultati delle analisi. Nei casi ritenuti necessari è stata attivata la presa in carico attraverso i medici di medicina generale, nell’ambito del percorso di monitoraggio sanitario pluriennale definito con il supporto della task force clinica.

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L’incontro con la popolazione

«Il nostro obiettivo – aggiunge Riboldi – è dare risposte concrete, non alimentare incertezze. La salute viene prima di tutto e proprio per questo continueremo a muoverci con prudenza, metodo scientifico e piena trasparenza. Come sempre, dopo la riunione della task force organizzerò un nuovo incontro pubblico a Spinetta Marengo con cittadini e associazioni, per riportare gli esiti del confronto tecnico e condividere, in modo chiaro, anche gli ultimi risultati delle analisi».

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La Regione Piemonte conferma quindi la prosecuzione del lavoro con Asl AL, Azienda ospedaliero-universitaria di Alessandria, Università, medici di medicina generale e specialisti coinvolti, con l’obiettivo di garantire una protezione sanitaria adeguata ai residenti delle aree interessate, rafforzare il monitoraggio nel tempo e proseguire il confronto con la popolazione.

«L’impegno della Regione Piemonte sul tema dei PFAS è sempre stato chiaro e mai così intenso – conclude Riboldi – Per questo motivo mi dispiace che si metta in dubbio la nostra azione, perché fin dall’inizio abbiamo scelto di condividere i dati, incontrare la popolazione e costruire un modello di monitoraggio e presa in carico che possa rappresentare un riferimento anche per altre situazioni ambientali complesse. Continueremo su questa strada, con la massima attenzione alla salute dei cittadini e con la consapevolezza che un tema così delicato richiede rigore, continuità e responsabilità istituzionale. La tutela della salute non si fa con gli slogan, ma con analisi, valutazioni scientifiche, percorsi sanitari concreti e confronto costante con la popolazione».

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I quesiti

Quando si parla di risultati che in linea generale confermano quelli già emersi, realmente, cosa significa? Qual è la situazione sanitaria di chi ha Pfas nel sangue? E quanto è pericolosa? Oltre alla presa in carico di chi è positivo ai Pfas, come si interromperà l’esposizione?  Domande che porremo alla task force.

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