Alessandria: caso Solvay, i due ex dirigenti sono stati rinviati a giudizio
Udienza davanti al tribunale monocratico il 16 novembre. Sono accusati di disastro ambientale colposo. La reazione dell'azienda
ALESSANDRIA – Caso Solvay: l’udienza preliminare si è conclusa alle 16. Il Gup ha disposto il rinvio a giudizio degli imputati. Compariranno davanti al tribunale in composizione monocratica il prossimo 16 novembre. L’accusa contestata è disastro ambientale colposo.
Nel processo sono ancora parti civili il Wwf (con gli avvocati Vittorio Spallasso e Laura Pianezza), Legambiente nazionale (con l’avvocato Cristina Carola Giordano), il circolo di Legambiente Ovada e Cgil Alessandria. Oltre a diversi cittadini, Regione Piemonte e Ministero dell’Ambiente.
La Regione Piemonte, assistita dall’avvocato Alessandro Mattioda, ha spiegato come rinuncerà alla costituzione di parte civile solo dopo che la Provincia di Alessandria avrà concesso l’Aia (autorizzazione integrata ambientale) con impegni precisi da parte dell’azienda sulla dismissione dei Pfas.
Questa mattina, come a marzo e il 3 giugno scorso, attivisti e cittadini si sono riuniti davanti al Tribunale in presidio. Con loro Alice Ravinale (AVS) e Egio Spineto di Sinistra Italiana Alessandria.
L’intervento dell’azienda dopo la decisione
L’azienda, in merito, ha reso pubblica una nota. “La tutela dell’ambiente, la sicurezza delle persone e lo sviluppo sostenibile del territorio continuano a guidare le attività e gli investimenti di Syensqo sul sito di Spinetta Marengo. L’azienda è impegnata in iniziative ambientali – si legge -, interventi di monitoraggio e di messa in sicurezza nonché di innovazione industriale, nell’ambito del proprio impegno verso il territorio e in dialogo costante con le istituzioni competenti. Queste attività proseguono in linea con gli impegni assunti dall’azienda, indipendentemente dall’evoluzione del procedimento. La decisione assunta oggi dal giudice conclude la fase preliminare del procedimento e segna l’avvio di una nuova fase nella quale confermiamo il nostro impegno e piena collaborazione con le autorità competenti”.
“Parallelamente – prosegue il documento – il nostro lavoro sul sito e per il territorio continua con la stessa determinazione e con gli stessi obiettivi che da sempre guidano l’operato sia della società che dei nostri manager. In questo contesto, continuano ad avanzare anche i percorsi e gli impegni che accompagneranno lo sviluppo futuro del sito. Confermando il lavoro che l’azienda sta portando avanti sul territorio e la visione di lungo periodo che ne guida le scelte”.
Le accuse della Procura
La Procura aveva chiuso l’inchiesta contro il polo chimico di Spinetta Marengo contestando a Stefano Bigini, 62 anni (dal 2008 e fino al dicembre 2018 direttore di stabilimento), e ad Andrea Diotto, 47 anni (dal 1° gennaio 2013 direttore dell’Unità di produzione fluidi e dal 1° settembre 2018 direttore di stabilimento fino all’ottobre 2023), un’ipotesi di disastro ambientale colposo.
Le accuse di disastro ambientale colposo nei confronti di due dirigenti dell’azienda erano state mosse dalla Procura alessandrina nelle persone del procuratore capo Enrico Cieri e della sostituta Eleonora Guerra. Oggi l’accusa è rappresentata da Enrico Arnanldi Di Balme. Per i magistrati si tratterebbe di omissioni colpose che avrebbero aggravato una già sensibile situazione ambientale. Fatti contestati a partire dal dicembre 2015.