Aia Syensqo, i comitati contro gli enti: «Sei anni per prendere altro tempo»
Dopo la conclusione della Conferenza dei Servizi, gli attivisti spiegano che continueranno a far sentire la loro voce. Critiche agli enti per il via libera a un percorso che consentirà le emissioni di Pfas fino al 2030 e per l'assenza di un piano di bonifica del territorio
ALESSANDRIA – Una critica severa nei confronti degli enti che hanno concluso il procedimento per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo. È quella che arriva dal Gruppo ‘Ce l’ho nel sangue’, che raggruppa cittadini e comitati. Che giudicano insufficiente l’esito della Conferenza dei Servizi e sottolineano come le istituzioni abbiano scelto ancora una volta la strada di altro tempo.
«Dopo sei anni di rinvii, attese e promesse – si legge nel comunicato – la Conferenza dei Servizi ha concluso il procedimento», prevedendo la dismissione del cC6O4 entro gennaio. Oltre a un monitoraggio esterno più continuativo, nuove prescrizioni sui camini e ulteriori misure di controllo sulle emissioni.
I comitati riconoscono che questi risultati arrivano «dopo anni di mobilitazioni, denunce, studi indipendenti e pressioni esercitate da cittadini, comitati e associazioni». Ma sottolineano come, parallelamente, sia stata autorizzata la prosecuzione delle emissioni di Pfas e composti fluorurati attraverso un percorso graduale destinato a protrarsi fino al 2030.
Il nodo della vicenda
È proprio questo, secondo gli estensori della nota, il nodo centrale della vicenda. «La Fraschetta non è una zona di sacrificio, non è il luogo dove si può continuare a scaricare il costo delle attività industriali in attesa che arrivino tempi migliori».
Nel comunicato viene ricordato come negli ultimi anni siano emersi i casi di contaminazione da Pfas nel sangue della popolazione. E che siano state confermate contaminazioni di aria, acqua e suolo e sia imminente l’avvio del processo per un’ipotesi di disastro ambientale colposo. Nonostante ciò, la risposta delle istituzioni viene definita sempre la stessa: «Ancora tempo».
Secondo i comitati, il tempo concesso non pesa sugli enti, ma sulla comunità che continua a convivere con le conseguenze della contaminazione. Mentre «ancora una volta, non si parla di bonifica». La nota evidenzia infatti l’assenza di indicazioni sulla restituzione della sicurezza ambientale del territorio, sulla rimozione degli inquinanti accumulati in decenni di attività produttive e sulle tutele sanitarie per la popolazione esposta.
La contestazione
Da qui la contestazione più netta alla scelta compiuta dalla Conferenza dei Servizi. «A noi sembra assurdo che, dopo tutto quello che è emerso, si continui a ragionare su quanti anni concedere alle emissioni invece che su come fermarle nel più breve tempo possibile».
I comitati ribadiscono quindi la propria posizione, sostenendo di non voler assistere alla semplice sostituzione di un Pfas con un altro. Ma chiedendo «lo stop alla produzione e al loro utilizzo, che siano vecchi o nuovi. E poi la bonifica integrale del territorio e una tutela sanitaria reale per la popolazione esposta».
La conclusione è un nuovo affondo contro gli enti che hanno rilasciato l’autorizzazione. «Si è scelta la strada del compromesso, concedendo l’ennesima autorizzazione a proseguire un modello industriale che ha già prodotto conseguenze gravissime per questo territorio».