Pfas e risultati di Scenarios: “Stesso danno con catene lunghe e corte”
Parte la terza fase dello studio epidemiologico sulla popolazione, ma resta aperto il nodo dei dati dei lavoratori. Intanto i risultati del progetto europeo non saranno divulgati prima della pubblicazione scientifica.
ALESSANDRIA – Lo studio epidemiologico entra nel vivo: a breve partirà l’indagine sulla popolazione, mentre resta aperto il nodo dei dati sui lavoratori del polo chimico. Sullo sfondo, i risultati ancora inediti del progetto europeo Scenarios.
La terza fase
La terza fase dello studio epidemiologico su Pfas e polo chimico scalda i motori. Ma si profila una partenza in salita. L’attività è promossa dal Comune di Alessandria per verificare l’eventuale correlazione tra l’inquinamento, in particolare da Pfas e altri contaminanti, e l’eccesso di mortalità e di patologie nell’area del polo chimico.
Approvato all’unanimità dal Consiglio comunale e interamente finanziato dall’Amministrazione, sarà realizzato dall’Università del Piemonte Orientale sotto la responsabilità scientifica della professoressa Daniela Ferrante.
L’iniziativa si inserisce nel solco degli studi condotti da Arpa e Asl (i cui risultati furono presentati a fine 2019) e viene considerata dal Comune un importante strumento di tutela della salute pubblica. In un contesto in cui i Pfas risultano ormai presenti nelle matrici ambientali e nel sangue delle persone che sin sono sottoposte a esami mirati.
Il nodo privacy
Per i lavoratori resta il nodo privacy. Abbiamo approfondito l’argomento con il presidente della Commissione Ambiente Adriano Di Saverio e l’assessore comunale all’Ambiente Daniele Coloris.
Quella che dovrebbe essere la terza fase dell’indagine epidemiologica, ovvero eventuale correlazione tra inquinanti e malattie, procede su due binari. Da una parte lo studio sulla popolazione, dall’altra quella dedicata ai lavoratori dello stabilimento. Se per la prima è ormai tutto pronto, e il lavoro dovrebbe partire a brevissimo, la seconda invece resta rallentata dalle difficoltà nell’acquisizione dei dati sanitari.
Il Comitato etico
Lo studio sulla popolazione, infatti, ha già ottenuto il via libera del Comitato etico, composto da esperti dell’Università.
Il Comune ha messo a disposizione i propri dati, mentre con l’Asl è stato raggiunto un accordo che consentirà di acquisire le informazioni contenute nelle schede Istat relative alle cause di morte, spiegano Di Saverio e Coloris.
Diversa, invece, la situazione sui lavoratori. In questo caso l’obiettivo sarà incrociare i dati delle cartelle cliniche con quelli relativi, ad esempio, ai livelli di Pfas nel sangue. Ma, spiegano gli amministratori comunali, l’acquisizione della documentazione è ancora oggetto di confronto. È in corso una trattativa per ottenere i libri matricola dei dipendenti e i dati relativi ai dosaggi ematici dei Pfas: le principali criticità riguardano gli aspetti legati alla tutela della privacy.
L’auspicio, spiegano Di Saverio e Coloris, è che nel giro di breve tempo sia possibile acquisire la documentazione necessaria e avviare anche questa fase dello studio.
Accertamento a metà
L’indagine sulla popolazione servirà a verificare l’eventuale presenza di un eccesso di mortalità e a individuare le patologie che potrebbero aver contribuito a determinarlo.
Non si tratterebbe di un rapporto causa-effetto, a quel che sembra, perché per ottenere quel tipo di risultato servirebbe un’analisi approfondita che rientrerebbe – soprattutto economicamente – tra le competenze di enti come l’Istituto superiore di sanità, evidenziano ancora Di Saverio e Coloris.
Commissione Ambiente
Nel frattempo, la Commissione Sicurezza e Ambiente si è riunita per ascoltare i risultati dello studio europeo Scenarios (Coordinato da Francesco Dondero dell’Upo). Lo scorso 25 giugno si è parlato del progetto – il cui scopo principale è sviluppare nuove tecnologie per rilevare, monitorare e bonificare i Pfas e studiarne l’impatto sulla salute umana e sull’ambiente.
Tra gli aspetti che hanno maggiormente colpito il presidente della Commissione e l’assessore all’Ambiente, la rigorosità dell’esposizione scientifica. Dalla letteratura disponibile emerge un quadro ormai consolidato: numerosi studi confermano una tossicità cronica dell’esposizione ai Pfas, con patologie che si manifestano dopo esposizioni prolungate nel tempo, mentre non risultano evidenze di una tossicità acuta.
«Tra i risultati ritenuti più interessanti – sottolineano Coloris e Di Saverio – quello ottenuto nell’ambito di una sperimentazione condotta su colture cellulari di tessuti epatici e polmonari, esposte a 33 diversi tipi di Pfas. È emerso che il danno ai recettori cellulari è risultato indipendente dalla lunghezza della catena molecolare: anche i Pfas a catena corta avrebbero prodotto effetti analoghi a quelli a catena lunga».
In questi anni sono stati effettuati anche prelievi di sangue nell’area alessandrina, a Montecastello e nella corte considerata bianca (teoricamente non esposta) di Frugarolo. I risultati saranno resi pubblici dal professor Dondero soltanto dopo la pubblicazione dello studio su una rivista scientifica internazionale di autorevolezza, alla quale i ricercatori stanno lavorando.