Siccità, campagne alessandrine in sofferenza: «Costi per irrigare alle stelle»
Coldiretti Alessandria lancia l’allarme: mais, riso, soia, ortaggi e frutta tra le filiere più esposte. Riserve idriche indicate sotto del 30% rispetto alla norma. Bianco: «Prioritario accelerare sul piano degli invasi»
ALESSANDRIA – La siccità mette sotto pressione le campagne alessandrine e fa aumentare sensibilmente i costi sostenuti dalle aziende per garantire l’irrigazione. L’allarme arriva da Coldiretti Alessandria, che segnala difficoltà diffuse nelle diverse filiere agricole e torna a chiedere interventi strutturali sulla gestione dell’acqua.
Le situazioni più critiche riguardano mais, riso, soia, ortaggi e frutta. Con perdite che secondo Coldiretti in alcune aree arrivano fino al 70%. In sofferenza anche vigneti e noccioleti, mentre nelle stalle viene segnalato un calo della produzione di latte del 20%.
Il quadro alessandrino si inserisce in una situazione nazionale pesante. Coldiretti stima in oltre 3 miliardi di euro i danni già provocati all’agricoltura italiana da caldo estremo, siccità, grandine e incendi.
Alessandria, riserve idriche sotto la norma
«Il cambiamento climatico sta rendendo sempre più difficile programmare le attività agricole e zootecniche. E impone interventi strutturali», sottolinea il presidente di Coldiretti Alessandria Mauro Bianco.
Secondo Bianco, «in Alessandria e provincia, come in tutto il Piemonte, la situazione resta particolarmente critica. Con un forte deficit di precipitazioni e riserve idriche inferiori del 30% alla norma».
Da qui la richiesta di cambiare strategia. «Non possiamo rincorrere sempre le emergenze, è prioritaria un’accelerazione sul piano degli invasi per garantire l’acqua necessaria alle colture».
Irrigare costa oltre il 30% in più
Alla riduzione della disponibilità d’acqua si aggiunge l’aumento delle spese sostenute dalle imprese. Secondo le stime riportate da Coldiretti, i costi per irrigare sono cresciuti mediamente di oltre il 30%. Considerando il consumo idrico e il gasolio necessario per mettere in funzione gli impianti.
Particolare preoccupazione viene espressa per il riso, per il quale vengono indicate punte di calo del raccolto fino al 40%. La mancanza d’acqua condiziona inoltre la produzione dei cereali destinati all’alimentazione animale.
A pesare è anche il prezzo del gasolio agricolo. Coldiretti, sulla base dei dati della Camera di Commercio di Milano, segnala un aumento di quasi 30 centesimi al litro rispetto all’inizio di luglio. Dopo essere sceso a 1,16 euro al litro, il prezzo sarebbe risalito a 1,44 euro, con un incremento di quasi il 70% dall’avvio del conflitto in Iran.
«Serve il piano nazionale degli invasi»
Per Coldiretti la risposta non può limitarsi alla gestione dell’emergenza. L’organizzazione agricola torna a chiedere la realizzazione di un piano nazionale degli invasi, con sistemi di pompaggio in grado anche di produrre energia elettrica. Attualmente, sostiene Coldiretti, l’Italia riesce a trattenere appena l’11% dell’acqua piovana, una quota considerata insufficiente di fronte a periodi siccitosi sempre più frequenti.
«Si tratta di un progetto immediatamente cantierabile che consentirebbe di trattenere e accumulare l’acqua piovana durante tutto l’anno. Riducendo così gli effetti degli eventi meteorologici estremi e contribuendo a prevenire esondazioni e allagamenti», spiega il direttore di Coldiretti Alessandria Elio Gasco.
Bacini, reti e manutenzione dei corsi d’acqua
La proposta prevede bacini realizzati con materiali naturali e senza cemento. Utilizzabili per scopi civili e agricoli e anche per la produzione di energia idroelettrica rinnovabile. A questo dovrebbe aggiungersi il recupero delle infrastrutture idriche già esistenti.
Per Gasco è però necessaria una strategia più ampia, che comprenda anche la manutenzione dei corsi d’acqua e il potenziamento delle reti di distribuzione. Con l’obiettivo di utilizzare in maniera più efficiente le risorse disponibili.
L’urgenza, secondo Coldiretti, è confermata anche dai dati degli ultimi anni: gli eventi climatici estremi avrebbero provocato in quattro anni circa 20 miliardi di euro di danni all’agricoltura italiana.