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Il paradosso di Alessandria: collegare le eccellenze per progettare l’attrattività
Nicola Camurri
pubbliredazionale
27 Ottobre 2026
ore
12:34
L'analisi

Il paradosso di Alessandria: collegare le eccellenze per progettare l’attrattività

L’export cresce del 16,3% e sfiora i 4,5 miliardi nel primo semestre 2026. Ma la provincia fatica a trasformare i propri primati industriali in sviluppo condiviso. La sfida è unire imprese, ricerca e istituzioni

ALESSANDRIA – I dati economici del primo semestre 2026 mettono a nudo il grande paradosso del territorio alessandrino. Nei primi sei mesi l’export provinciale è cresciuto del 16,3%, sfiorando i 4,5 miliardi di euro e generando un saldo commerciale attivo superiore a 2,2 miliardi. Un osservatore attento riconosce una provincia che primeggia nell’oreficeria di eccellenza a Valenza e ospita leader globali nella chimica avanzata, nella plastica e nel dolciario. Anche l’agricoltura compete sui mercati nazionali. Eppure, questa forza manifatturiera fatica a tradursi in valore per l’intero territorio. La notorietà dei marchi mondiali resta slegata dal contesto geografico che li genera.

Per anni la politica ha considerato Alessandria un’area di mero attraversamento, alimentando una subalternità percepita rispetto a Milano. È il momento di ribaltare questa narrazione. Trovarsi a un’ora dalla principale piazza finanziaria italiana deve diventare una leva strategica per attrarre capitali, imprese e progetti. Milano attira investimenti da tutta Europa: Alessandria deve presentarsi a quella piazza con proposte credibili, capaci di trasformare le proprie potenzialità in opportunità concrete.

Superare la frammentazione richiede un cambio di paradigma. Se il capoluogo vuole ritrovare il ruolo di riferimento provinciale, deve imparare a fare rete, connettendo le storie e le competenze di Valenza, Tortona, Novi Ligure e del Monferrato. L’eccellenza si difende e cresce quando smette di essere un’esperienza isolata e diventa parte di un ecosistema.

L’esempio di Valenza e l’Irccs

Il Valenza Gem Forum 2026 del 22 ottobre scorso dimostra come imprese, ricerca e formazione possano unire le forze per affrontare sfide comuni, dall’innovazione alla carenza di competenze. Alessandria può applicare lo stesso principio partendo da basi concrete: il riconoscimento dell’IRCCS pubblico Alessandria-Casale e il progetto del nuovo ospedale. La sfida, però, è mettere in relazione con una visione sistemica la ricerca clinica, l’Università del Piemonte Orientale, le imprese e la formazione specialistica, per sviluppare il settore biomedicale, attrarre investimenti e offrire nuove opportunità ai giovani talenti.

Per fare sistema, occorre partire dalla cultura e dall’identità. La memoria di Borsalino e la tradizione ciclistica di Coppi e Girardengo, ad esempio, non sono archeologia industriale: raccontano la capacità di questo territorio di innovare e affermarsi nel mondo. Sono storie da cui ripartire per costruire nuove relazioni tra imprese, ricerca, formazione e istituzioni.

L’attuale classe dirigente ha, inevitabilmente, le proprie responsabilità: troppe eccellenze sono rimaste separate, senza una visione capace di metterle in rete e trasformarle in un progetto comune. Fare sistema significa superare questa frammentazione e garantire continuità alle scelte, affinché infrastrutture, servizi e connettività accompagnino la crescita. Gli investimenti hanno bisogno di certezze. Alessandria ha bisogno di una classe dirigente che si assuma la responsabilità dei risultati e sappia tradurre le decisioni in miglioramenti concreti nella vita delle persone.