Montecastello: Pfas nell'aria, l’affondo del sindaco, «la popolazione va protetta subito»
MONTECASTELLO - «Non posso chiudere l’aria». È con questa immagine netta che il sindaco Gianluca Penna ha sintetizzato la situazione…
ALESSANDRIA – I comitati e le associazioni del percorso “Ce l’ho nel sangue” alzano il livello della mobilitazione. Dopo anni di monitoraggi, studi e biomonitoraggi che hanno certificato la presenza dei PFAS nell’aria, nell’acqua, nei terreni e nel sangue delle persone, sostengono non sia più accettabile che l’unica risposta continui a essere la raccolta di nuovi dati. Oggi il tema non è sapere se esiste un problema, ma decidere come affrontarlo.
Per questo vengono chieste misure concrete: un piano sanitario per la presa in carico dei cittadini con PFAS nel sangue, l’obiettivo delle emissioni zero, una forte iniziativa politica verso Governo e Ministero dell’Ambiente e una normativa nazionale che limiti drasticamente l’utilizzo di queste sostanze. Siamo di fronte a un richiamo diretto alle responsabilità di Comune, Provincia, Regione e Stato, mentre si avvicina il presidio del 25 giugno davanti al Tribunale di Alessandria, in occasione dell’udienza preliminare del procedimento per l’ipotesi di disastro ambientale colposo a carico di due ex dirigenti Solvay.
Montecastello: Pfas nell'aria, l’affondo del sindaco, «la popolazione va protetta subito»
MONTECASTELLO - «Non posso chiudere l’aria». È con questa immagine netta che il sindaco Gianluca Penna ha sintetizzato la situazione…
Comitati e attivisti del percorso ‘Ce l’ho nel sangue’ non si fermano, chiedono giustizia e un ambiente sano in cui vivere. E chiamano le istituzioni alle loro responsabilità.
Sostengono che per anni è stato detto che servivano prove. E affermano che oggi le prove ci sono tutte. I PFAS sono nell’aria, nell’acqua, nei terreni e nel sangue delle persone. Lo certificano monitoraggi, studi scientifici, campionamenti ambientali e biomonitoraggi che hanno reso Spinetta Marengo uno dei territori più controllati del Piemonte. Eppure, a fronte di una mole enorme di dati, continuano a mancare le risposte più importanti: la tutela della salute, la riduzione delle emissioni, norme più severe e un intervento politico all’altezza della gravità della situazione. Se il monitoraggio era il punto di partenza, non può diventare il punto di arrivo. Perché conoscere un problema senza affrontarlo significa trasformare la prevenzione in una resa.
Caso Solvay: gli attivisti in presidio questa mattina per l’udienza dal Gup
ALESSANDRIA - Questa mattina, mercoledì 3 giugno, riprende l’udienza preliminare che dovrà valutare le contestazioni della Procura alessandrina nei confronti…
Il testo del comunicato inviato nel pomeriggio dal gruppo ‘Ce l’ho nel sangue’.
PFAS ovunque. E adesso? Siamo i più monitorati del Piemonte. Quando saremo anche tutelati? I PFAS sono nell’aria. I PFAS sono nell’acqua. I PFAS sono nei terreni. I PFAS sono nel sangue.
Lo dicono anni di monitoraggi, studi, campionamenti e biomonitoraggi. Lo confermano anche gli ultimi dati di ARPA, richiamati dal sindaco di Alessandria Giorgio Abonante: a Spinetta Marengo i PFAS continuano a essere presenti nell’aria e le concentrazioni più elevate si registrano proprio nelle aree più vicine al polo chimico. È chiaro che la domanda non è più se l’inquinamento esista o meno. La domanda giusta da farsi è: e adesso?
Perché se l’unica risposta delle istituzioni è continuare a monitorare, siamo di fronte a un gigantesco fallimento politico. Per anni ci è stato detto che servivano dati. Poi che servivano studi. Poi che servivano monitoraggi. Poi che serviva il biomonitoraggio.
Oggi abbiamo tutto questo. Non abbiamo bisogno dell’ennesima conferma che i PFAS sono ovunque. Lo sappiamo già. Anzi, siamo forse tra i soggetti più monitorati del Piemonte. Il problema, però, è che non riusciamo ad essere anche tutelati.
Dov’è il piano sanitario per chi ha scoperto di avere PFAS nel sangue? Dov’è la presa in carico delle persone? Dov’è la richiesta di emissioni zero per le sostanze perfluoroalchiliche?
Dov’è la pressione politica sul Governo affinché venga finalmente approvata una normativa nazionale che vieti o limiti drasticamente queste sostanze ad alcuni utilizzi essenziali?
Dov’è la richiesta di un intervento urgente del Ministero dell’Ambiente?
Continuiamo ad aspettare risposte, percorsi di tutela, informazioni chiare sul nostro stato di salute e sul significato dei risultati del biomonitoraggio.
Sul fronte ambientale la situazione non è diversa: si continua a misurare l’inquinamento, senza fermarlo alla fonte.
Se il problema è l’assenza di norme adeguate, allora Regione Piemonte, Provincia e Comune di Alessandria escano dall’ombra e aprano uno scontro politico vero nelle sedi competenti.
Convochino tavoli. Scrivano al Governo. Chiedano un incontro urgente al Ministro dell’Ambiente. Lo portino a Spinetta Marengo.
L’atteggiamento delle istituzioni in questi anni è stato quello della resa. Una resa preventiva agli interessi di chi quell’inquinamento lo produce.
Noi, invece, non ci siamo mai arresi e non lo faremo ora.
Per questo il 25 giugno saremo davanti al Tribunale di Alessandria, in occasione dell’ultima udienza preliminare del procedimento per disastro ambientale a carico dei dirigenti ex Solvay.
E invitiamo tutte le istituzioni che in questi anni hanno dichiarato di avere a cuore la salute pubblica a uscire dai loro uffici e a esporsi con la stessa determinazione con cui si espongono cittadini, associazioni e comitati.
I monitoraggi hanno fatto il loro lavoro. Adesso tocca alle istituzioni fare il proprio.