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Iperattività: quando diventa un problema?

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L’iperattività rappresenta un argomento sicuramente molto delicato e di non facile sviluppo, in quanto si fa riferimento a un disturbo e in particolar modo di bambini.
Come il movimento, l’attività fisica, lo sport possono fare la loro parte in queste situazioni? Scopriamolo insieme!

ADHD, cause, sintomi e influenza nelle relazioni interpersonali

L’ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è un disturbo da deficit di attenzione e iperattività che si può riscontrare in bambini con difficoltà di attenzione, concentrazione e controllo degli impulsi in funzione dell’obiettivo da raggiungere o delle richieste ambientali. Determinare con assoluta certezza la causa di questo disturbo è molto complesso e non è ancora noto alla comunità scientifica, vi è tuttavia una multifattorialità di eventi che possono contribuire allo sviluppo e l’esacerbazione dell’ADHD, fra i quali fattori genetici, condizioni sociali e fisiche del soggetto. Gli esperti sottolineano come vi sia una forte correlazione tra fattori ambientali e disfunzioni all’interno della famiglia o del sistema educativo.
Per delineare alcuni comportamenti di tale disturbo, si afferma che i bambini tendono a essere:

  • facilmente distratti,
  • perdono dettagli informativi,
  • dimenticano intere informazioni,
  • hanno difficoltà a concentrarsi,
  • hanno difficoltà a concentrare la propria attenzione su un compito specifico.

In maniera più specifica per quanto riguarda l’iperattività/impulsività, il bambino tenderà a:

  • dimenarsi,
  • avere difficoltà nel restare seduto,
  • parlare senza sosta né pause,
  • a toccare o giocare con qualsiasi oggetto a portata di mano,
  • ad essere molto impaziente ed impulsivo.

Gli stessi genitori, insegnanti, coetanei, riguardo ai problemi relazionali, affermano che i bambini con ADHD hanno anche molta difficoltà nelle relazioni interpersonali.

Lo Sport, l’Attività Fisica, il Movimento.

Certamente è normale, da parte dei genitori, domandarsi se, far svolgere al proprio bambino un qualsiasi sport, possa essere un modo per aiutare il figlio, o solo esporlo ad un ambiente che accentuerà e caratteristiche di tale disturbo.

Oggi sappiamo che lo sport e l’attività fisica, così come il gioco e dunque il movimento, sia che essi siano in gruppo o di squadra, sia individuali, sono strumenti fortemente compatibili e consigliati per un bambino con diagnosi di ADHD. Esso rappresenta un fattore positivo durante il percorso di trattamento ed è in grado di influenzare positivamente le capacità sociali e relazionali del bambino. Essi possono essere uno strumento di rafforzamento delle loro capacità cognitive e il miglioramento della loro autostima.

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Come può avvenire tutto ciò?

Gli studi scientifici inerenti la correlazione tra ADHD e sport, affermano che non vi sia alcun collegamento tra iperattività e prestazioni elevate o scadenti in ambito sportivo, e che quindi, le prestazioni dal punto di vista tecnico, non vengono inficiate dal disturbo (Buss, Plomin, 1984).

Sul piano cognitivo, lo sport favorisce lo sviluppo dell’intuito, del senso critico e promuove e consolida alcune competenze come la memoria, l’attenzione e la capacità di valutazione e pianificazione delle attività nel tempo, aumentando le capacità di progettazione e adattamento alla realtà (Rabaglietti, Roggero, Fortunat, Keller).

Uno studio molto importante è quello di James McGough, neurobiologo americano e professore presso il dipartimento di neurobiologia dell'Università della California. McGough sostiene in una ricerca, che la miglior terapia, per i bambini con ADHD, è quella di praticare sport. La terapia sportiva, secondo McGough potrebbe essere una valida alternativa alla terapia farmaceutica, che, se pur indispensabile in alcuni casi, può portare effetti indesiderati in grado di provocare maggiori deficit cognitivi. Effetti indesiderati che possono portare a disturbi alimentari e dell’umore oltre che gravi deficit dell’attenzione.

Gli sport individuali possono essere più adatti ai bambini con problemi di attenzione. Durante l’attività i ragazzi si allineano nell’esecuzione degli stessi movimenti e ciò rafforza i tempi e la memoria. Gli sport di squadra richiedono invece una costante attenzione ai compagni, agli avversari, alle strategie di gioco. Ciò porta il bambino ad uno sviluppo delle capacità attentive di base (McGough, Salpekar).

Sul piano relazionale i bambini con ADHD si sentono spesso isolati dai pari. Lo sport è un ottimo modo per coinvolgerli poiché offre molte possibilità di interazione sociale. Questo aiuta la creazione di legami con i loro coetanei e aiuta a farli uscire dal loro guscio (Salpekar).

Lo psichiatra infantile James McGough, afferma che un problema comune con i bambini con diagnosi di ADHD è trovare qualcosa che li aiuti ad acquisire sicurezza e autostima. Lo sport promuove relazioni e cambia la visione che il bambino stesso ha di lui e del suo corpo. L’attività sportiva, infatti, può concorrere alla presa di consapevolezza della nuova identità corporea, che si sviluppa durante l’adolescenza, favorendo la costruzione stessa della struttura corporea e le capacità motorie. Tale aspetto può agire indirettamente anche sul senso di inadeguatezza proprio di questa fase, e in un conseguente aumento dell’autostima del bambino.

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La figura dell’allenatore e del gruppo dei pari assumono una funzione essenziale. L’allenatore può fungere da guida, dando consigli e spingendo il gruppo verso obiettivi. La presenza dei pari nella squadra, favorisce invece la ricerca del proprio simile. L’essere parte di un gruppo è essenziale per l’adolescente e la pratica sportiva può veicolare e favorire l’integrazione. Inoltre, lo sport propone dinamiche di cooperazione con il gruppo dei pari e anche dinamiche di competizione. La competizione sana e positiva porta il bambino all’utilizzo di tutte le sue risorse per il miglioramento delle sue capacità, siano esse cognitive, siano esse prettamente inerenti la tecnica sportiva.

Una narrazione, quella che abbiamo appena vissuto attraverso i pensieri di diversi esperti in materia, che ben esprime il ruolo multi-benefico dell’attività sportiva condotta in modo consapevole. Utile nel dare sfogo fisico a pulsioni ed energie, ma, al contempo, anche a favorire il rispetto di regole e la concentrazione psicofisica verso gli obiettivi da realizzare. Insomma una metafora di quanto il giovane iperattivo si trova ad affrontare nella reale vita adulta.

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